Ivry-sur-Seine (Francia), 31 marzo 2025 - Un grido di giustizia e un appello all'azione risuonano da Ivry-sur-Seine, alle porte di Parigi. È qui che l'attivista francese Claude Mangin-Asfari ha dato il via, sabato 30 marzo, a una significativa marcia per la libertà dei prigionieri politici saharawi. La sua determinazione è incrollabile: attraversare Francia e Spagna per raggiungere il Marocco e chiedere con forza la liberazione di tutti i saharawi ingiustamente detenuti nelle carceri marocchine a causa della loro lotta per l'autodeterminazione del popolo saharawi.
Claude Mangin-Asfari non è solo un'attivista; è la moglie di Naâma Asfari, prigioniero politico saharawi condannato a una pena sproporzionata di 30 anni, di cui già 15 trascorsi dietro le sbarre del carcere di Kenitra, a nord di Rabat. Proprio quella prigione rappresenta la meta simbolica di questa marcia per la libertà.
Accompagnata da sostenitori solidali, la marcia di Claude Mangin si snoderà attraverso il cuore dell'Europa, con l'obiettivo primario di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla drammatica condizione dei prigionieri di coscienza saharawi. Gli organizzatori descrivono questa iniziativa come "un'esperienza condivisa, uno spazio di scambio aperto a chiunque voglia unirsi, con la ferma intenzione di creare nuovi legami di solidarietà, rafforzare le collaborazioni transregionali e transfrontaliere, comunicare con efficacia e promuovere il rispetto del diritto internazionale".
Durante il suo percorso, Claude Mangin si farà portavoce di quei prigionieri e delle loro famiglie, spesso relegati all'invisibilità, isolati e marginalizzati in un territorio conteso e sotto occupazione. La speranza è che questo viaggio di solidarietà eserciti una pressione tale sul governo marocchino da costringerlo a rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite relative al diritto di visita e al rilascio di coloro che sono stati arbitrariamente incarcerati.
Attualmente, si stima che circa 35 prigionieri politici saharawi languiscano nelle prigioni marocchine, in centri di detenzione situati a oltre 1.000 chilometri dalle loro famiglie, nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco. Denunce provenienti da autorevoli organizzazioni per i diritti umani, esperti legali, osservatori internazionali e agenzie delle Nazioni Unite evidenziano come questi prigionieri stiano scontando pene severe, fino all'ergastolo, inflitte al termine di processi iniqui e basate su confessioni estorte sotto tortura.
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura si è espresso chiaramente nel dicembre 2016, stabilendo che il Marocco aveva effettivamente torturato Naâma Asfari, chiedendo al contempo che non venissero intraprese ritorsioni né contro di lui né contro la sua famiglia. Ciononostante, le autorità marocchine continuano a negare a Claude Mangin il permesso di entrare a Rabat per far visita al marito nella prigione di Kenitra.
La tenacia di Claude Mangin è già stata dimostrata in passato. Nell'aprile 2018, intraprese uno sciopero della fame presso il municipio di Ivry-sur-Seine per rivendicare il suo diritto di vedere il marito, che dal 2017 è stato insignito del titolo di "cittadino onorario" della città.
Più recentemente, il 4 dicembre 2023, Claude Mangin ha partecipato alla manifestazione che il Movimento per i prigionieri politici saharawi (MPPS) organizza ogni lunedì a Madrid, di fronte al Ministero degli Affari Esteri. L'obiettivo di queste proteste è sollecitare il Presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, e il Ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ad intervenire concretamente con il Marocco in difesa dei diritti umani e per la liberazione dei prigionieri saharawi. Tuttavia, ad oggi, non sono state rilasciate dichiarazioni significative in merito.
La marcia intrapresa da Claude Mangin-Asfari rappresenta un nuovo, potente tentativo di rompere il silenzio e sollecitare un intervento concreto da parte delle istituzioni europee e internazionali. Il suo viaggio attraverso Francia e Spagna non è solo un atto di coraggio personale, ma un faro di speranza per tutti i prigionieri politici saharawi e le loro famiglie, che continuano a lottare per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali e per la libertà.