Mhamid El Ghizlane, 9 febbraio 2026 – Una folla numerosa ha accolto con una manifestazione pubblica lo studente saharawi ed ex prigioniero politico Aziz El Ouahidi, rientrato nella sua città natale dopo aver scontato dieci anni di carcere per la sua attività politica a sostegno del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. El Ouahidi era stato condannato nell’ambito del gruppo noto come “Compagni del Martire El Ouali”.
Secondo le informazioni disponibili, il rilascio è avvenuto nella tarda serata di venerdì, quando l’amministrazione del carcere locale di Tan-Tan lo ha convocato per avviare le procedure di scarcerazione al termine della pena. Fonti locali riferiscono che, successivamente, sarebbe stato trasferito sotto scorta per oltre 200 chilometri, passando per Tan-Tan e Guelmim, prima di essere lasciato nelle prime ore del mattino nei pressi della città di Tiznit, in circostanze descritte come difficili.
Al suo ritorno a Mhamid El Ghizlane, cittadini e attivisti hanno organizzato una marcia dall’ingresso della città fino all’abitazione della famiglia, sventolando bandiere saharawi e scandendo slogan in sostegno del Fronte Polisario e del diritto all’indipendenza del Sahara Occidentale. La manifestazione si è svolta in un clima di forte partecipazione popolare.
Aziz El Ouahidi era stato arrestato il 6 febbraio 2016 a Mhamid El Ghizlane per la sua attività militante nelle università marocchine e per il suo impegno in iniziative di solidarietà con i prigionieri politici saharawi. Durante il periodo di detenzione è stato trasferito in diversi istituti penitenziari, tra cui Tan-Tan, Ait Melloul, Arjat (Salé), Zagora e il complesso carcerario di Oudaia a Marrakech.
Nel corso della sua reclusione, El Ouahidi e altri detenuti saharawi hanno intrapreso scioperi della fame per denunciare, secondo le loro dichiarazioni, arresti di natura politica e condizioni di detenzione difficili.
Il suo rilascio è stato accolto da manifestazioni di sostegno nei territori saharawi, dove la questione dei prigionieri politici continua a rappresentare un tema centrale nel dibattito pubblico e nelle rivendicazioni legate al conflitto del Sahara Occidentale.
