Madrid, 9 febbraio 2026 – Il Sahara Occidentale torna al centro dell’agenda diplomatica internazionale, con un rinnovato attivismo degli Stati Uniti volto a riaprire il dialogo tra le parti in conflitto. Nelle ultime ore, fonti diplomatiche hanno riferito di un incontro riservato tenutosi presso la sede dell’Ambasciata statunitense a Madrid tra rappresentanti del Marocco, del Fronte Polisario, dell’Algeria e della Mauritania, con il coinvolgimento dell’inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Staffan de Mistura.
A Washington, il consigliere per gli affari arabi e mediorientali dell’ex presidente Donald Trump, Massad Boulos, ha ricevuto de Mistura, in un segnale interpretato come indicativo del crescente interesse dell’amministrazione statunitense nel favorire una soluzione negoziata al conflitto.
Madrid, ex potenza amministratrice del territorio fino al 1975, è tornata così a svolgere un ruolo simbolico e operativo in un dossier che da oltre cinquant’anni resta irrisolto. Il nuovo formato dei colloqui riunisce per la prima volta in un’unica sede i ministri degli Esteri di Marocco, Algeria e Mauritania insieme al rappresentante del Polisario, sotto l’egida delle Nazioni Unite e con una forte regia diplomatica statunitense.
Il Segretario generale del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha recentemente dichiarato che la parte saharawi è pronta a cooperare con gli sforzi internazionali per raggiungere una soluzione politica, ribadendo tuttavia che qualsiasi esito dovrà garantire al popolo saharawi il diritto di decidere liberamente il proprio futuro, in un contesto che il movimento continua a qualificare come processo di decolonizzazione incompiuto.
Il quadro negoziale attuale si inserisce nel solco della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottata il 31 ottobre scorso, redatta dagli Stati Uniti e approvata all’unanimità. Il testo indica l’autonomia come opzione “seria e credibile” e come possibile base per una soluzione politica “giusta, duratura e reciprocamente accettabile”.
Il Marocco ha presentato un documento aggiornato di 39 pagine che amplia il piano di autonomia già proposto nel 2007, annunciando un sostanziale rafforzamento delle competenze attribuite al territorio. Il nuovo statuto – significativamente più dettagliato rispetto alla versione precedente – prevede l’integrazione nella Costituzione marocchina e l’eventuale sottoposizione a referendum tra la popolazione residente. Rabat sostiene che tale percorso rappresenterebbe una forma di esercizio del diritto all’autodeterminazione, pur escludendo un referendum che includa esplicitamente l’opzione dell’indipendenza.
Dal canto suo, il Fronte Polisario ha avanzato una serie di richieste articolate su cinque pilastri fondamentali, insistendo sulla necessità di garantire pienamente i diritti politici del popolo saharawi.
Parallelamente, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha intensificato i contatti bilaterali con Algeria, Mauritania e Marocco, oltre che con Staffan de Mistura e l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite. Le relazioni energetiche tra Madrid e Algeri – con l’Algeria principale fornitore di gas della Spagna – e la cooperazione con la Mauritania in materia migratoria ed economica rappresentano elementi chiave nel più ampio equilibrio regionale.
Anche a livello europeo si registra un sostegno crescente alla proposta marocchina di autonomia come base negoziale, emerso in recenti incontri a Bruxelles tra diplomatici europei e il capo della diplomazia marocchina.
Gli ultimi tentativi strutturati di dialogo risalgono ai round del 2007-2008 e del 2018-2019. Il nuovo formato quadripartito, con Madrid come piattaforma diplomatica e Washington in prima linea, segna tuttavia una fase inedita. L’intero processo si sviluppa in un contesto di intensificazione degli sforzi statunitensi per sbloccare conflitti prolungati, riportando il Sahara Occidentale al centro del dibattito globale tra autonomia e autodeterminazione.
