New York, 7 febbraio 2026 – Nel suo ultimo documento ufficiale dedicato al Sahara Occidentale, le Nazioni Unite tornano a evidenziare il perdurare dello stallo politico, il deterioramento della situazione umanitaria e le persistenti preoccupazioni in materia di diritti umani. Il rapporto, elaborato dal Segretariato dell’ONU per il Comitato speciale sulla decolonizzazione, riassume le più recenti relazioni del Segretario generale e offre un’analisi aggiornata degli sviluppi politici, militari e sociali legati al conflitto.
A quasi cinquant’anni dall’inizio della controversia, il dossier sottolinea come la questione del Sahara Occidentale resti uno dei principali casi irrisolti di decolonizzazione iscritti all’agenda delle Nazioni Unite. La situazione sul terreno continua a essere segnata da tensioni militari e da ostilità a bassa intensità tra il Marocco e il Fronte Polisario, mentre il processo politico risulta sostanzialmente paralizzato.
Il documento richiama inoltre l’attenzione sulle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, che hanno dichiarato non conformi al diritto dell’UE gli accordi commerciali e di pesca tra Bruxelles e Rabat applicati al Sahara Occidentale senza il consenso del popolo saharawi. Le decisioni ribadiscono la distinzione giuridica tra il territorio e il Marocco, rafforzando il principio secondo cui la popolazione saharawi è il soggetto titolare del diritto a decidere sul proprio futuro e sulle proprie risorse.
Sul piano dei diritti umani, il rapporto segnala la persistente impossibilità per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani di accedere al territorio dal 2015, una situazione che limita il monitoraggio indipendente. Vengono inoltre richiamate segnalazioni riguardanti restrizioni alla libertà di espressione, associazione e manifestazione, la repressione di proteste pacifiche a favore dell’autodeterminazione, le condizioni dei prigionieri politici saharawi e le espulsioni di osservatori internazionali, giornalisti e legali.
Particolare rilievo è dedicato alla situazione umanitaria nei campi profughi saharawi di Tindouf, in Algeria, dove decine di migliaia di persone continuano a dipendere in larga misura dagli aiuti internazionali dopo oltre mezzo secolo di esilio. L’ONU mette in guardia contro l’elevata insicurezza alimentare, il rischio di malnutrizione cronica e la cronica insufficienza dei finanziamenti umanitari, sottolineando come tale condizione rappresenti una conseguenza diretta del mancato completamento del processo di decolonizzazione.
Nel documento, il Segretario generale rinnova l’appello a ristabilire un cessate il fuoco pienamente operativo, a riattivare un processo negoziale credibile sotto l’egida delle Nazioni Unite e a preservare il ruolo della missione MINURSO quale fattore di stabilità sul terreno. Viene inoltre evidenziato che il protrarsi del conflitto rischia di incidere negativamente sulla sicurezza e sulla stabilità dell’intera regione del Maghreb.
Il rapporto conclude ribadendo che qualsiasi soluzione duratura dovrà fondarsi sul rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, principio cardine del diritto internazionale che, a distanza di cinquant’anni, rimane ancora inattuato nel Sahara Occidentale.
Fonte: https://porunsaharalibre.org/
