Campi Bisenzio (FI), 3 febbraio 2026 – Nelle prossime settimane l’associazione Città Visibili APS realizzerà una nuova e articolata missione umanitaria nei campi profughi saharawi nel sud dell’Algeria, coinvolgendo le wilaya di Auserd, Smara ed El Aaiún.
Un’esperienza collettiva che unisce solidarietà concreta, cooperazione sanitaria, educazione interculturale e relazioni internazionali, racchiusa simbolicamente nel titolo “Viaggiatori di Utopie 2026”.
Alla missione prenderanno parte circa 50 persone, provenienti da diverse regioni italiane: operatori sanitari, educatori, studenti, professionisti, volontari sociali e rappresentanti di reti associative, tutti soci e volontari dell’associazione. Il viaggio si svolgerà in coordinamento con il Fronte Polisario, le autorità saharawi locali e le strutture sanitarie e sociali dei campi profughi.
Un progetto collettivo e strutturato:
Il programma 2026 si articola in cinque assi principali, che da anni caratterizzano l’impegno continuativo di Città Visibili APS nei campi profughi saharawi e nel Sahara Occidentale:
- Progetti di prossimità solidale, come la Tienda Solidaria, promossa in collaborazione con la Fondazione Il Cuore si Scioglie, la sezione soci Coop di Campi Bisenzio e Unicoop Firenze;
- Progetto sanitario “S.O.S. – Solidarietà Odontoiatrica Saharawi”, finanziato da AICCRE, che prevede la presenza di dentisti, odontoiatri e igienisti dentali impegnati in visite e cure presso il Centro medico di Auserd;
- Progetto sociale “Semi di Naso Rosso nel Deserto”, dedicato ai sostegni a distanza e al lavoro con bambini, famiglie, centri per persone con disabilità e comunità locali;
- Progetto interculturale “Restiamo Umani”, che coinvolge anche studenti del Liceo Scientifico Agnoletti di Campi Bisenzio, chiamati a vivere un’esperienza formativa diretta e a restituirla pubblicamente al rientro in Italia;
- Progetti ricreativi e sportivi, tra cui il sostegno alla palestra di boxe “Resistir y Vencer” e alle attività inclusive rivolte alle persone con disabilità.
Accanto alle attività operative, la missione prevede incontri istituzionali, visite a scuole, università, al Museo della Resistenza, a centri culturali e sociali, oltre a momenti di confronto con le autorità saharawi e la società civile locale.
Cooperazione dal basso e relazioni solidali:
La missione sarà coordinata dal presidente di Città Visibili APS, Simone Bolognesi, responsabile dei rapporti istituzionali e dell’accompagnamento dei gruppi nelle diverse attività. Parte integrante del progetto è anche la collaborazione con RETE Saharawi, con il coinvolgimento della presidente Nadia Conti, e con i rappresentanti del Fronte Polisario in Italia e in Toscana.
Nel presentare il significato dell’iniziativa, Simone Bolognesi ha sottolineato come:
«Viaggiare oggi nei campi profughi saharawi non sia soltanto un gesto di solidarietà, ma una presa di posizione civile e morale, in un tempo in cui la giustizia internazionale e il diritto all’autodeterminazione vengono progressivamente svuotati e resi invisibili da una politica globale sempre più distante dalle persone.»
Secondo Bolognesi, la sofferenza del popolo saharawi non si misura solo nelle condizioni materiali di un esilio che dura da quasi cinquant’anni, ma anche in una forma più sottile di violenza: la cancellazione della speranza e dell’esistenza politica di un popolo.
«Oggi le guerre non si combattono soltanto con le armi, ma rendendo invisibili le persone, ignorando le sentenze delle corti internazionali e svuotando di senso parole fondamentali come giustizia e autodeterminazione.»
In questo contesto, la presenza fisica nei campi profughi assume il valore di un atto di resistenza civile: incontrare le persone, ascoltarne le storie, condividere il tempo e il lavoro quotidiano significa rompere il meccanismo dell’invisibilità e riaffermare che il destino di un popolo non può essere deciso lontano dalle vite reali.
«I progetti di Città Visibili APS nascono da questa convinzione: mantenere viva la dimensione umana, costruire relazioni, sostenere la resistenza morale attraverso azioni concrete. La cura sanitaria, l’educazione, lo sport e il sostegno alle famiglie non sono assistenza, ma dignità condivisa. Perché la solidarietà, quando è autentica, non sostituisce i diritti: li rende visibili.»
