Sahara Occidentale, 9 ottobre 2025 - Ricorrono oggi i quindici anni dall'inizio di una delle più significative e drammatiche manifestazioni di dissenso del popolo Sahrawi contro l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale: l'istituzione del campo di protesta di Gdeim Izik.
La Nascita di un Campo di Resistenza:
Il 9 ottobre 2010, centinaia di Sahrawi si riversarono a circa 12 km a sud-est di Laayoune, la città più grande del territorio, per erigere un vasto accampamento di tende. L'atto di protesta non violento mirava a denunciare l'occupazione del territorio da parte del Marocco e la continua discriminazione e i maltrattamenti subiti dalla popolazione Sahrawi.
Quello che era iniziato come un piccolo raduno crebbe rapidamente, trasformandosi in una vera e propria "città di tende" nel deserto. Al suo culmine, Gdeim Izik ospitava circa 15.000 persone, dimostrando un'impressionante capacità di auto-organizzazione comunitaria. I residenti avevano istituito un sistema sociale e di servizi completo e autonomo, che includeva strutture sanitarie, scuole e persino un rudimentale sistema per mantenere l'ordine interno, a riprova della profonda volontà di autonomia e autogoverno.
La Brutale Sgombro e le Controversie sulle Vittime:
L'esperienza di Gdeim Izik come centro di resistenza pacifica si concluse bruscamente e violentemente quasi un mese dopo. All'alba dell'8 novembre 2010, le autorità marocchine lanciarono un'operazione di sgombero forzato su larga scala, radendo al suolo l'intero accampamento.
Le conseguenze furono tragiche e le cifre sulle vittime restano profondamente controverse. Le fonti Sahrawi e le organizzazioni per i diritti umani denunciarono un bilancio di vittime ben più alto, con stime che parlavano di oltre 30 persone uccise e più di 700 feriti a causa della violenza delle forze dell'ordine. Il Marocco, al contrario, riconobbe ufficialmente solo la morte di due civili Sahrawi.
Arresti e Condanne Esemplari:
La repressione non si limitò allo sgombero. Centinaia di persone furono arrestate in seguito al raid. Il caso giudiziario suscitò indignazione internazionale quando, nel 2013, 25 attivisti Sahrawi furono processati da una corte militare. Le accuse includevano l'appartenenza a una "banda criminale", e le condanne furono eccezionalmente severe: pene che variavano da 20 anni di reclusione all'ergastolo.
Il ricorso a un tribunale militare per processare civili e le pesanti condanne furono ampiamente condannate dalle organizzazioni internazionali, le quali sollevarono preoccupazioni sulla mancanza di un giusto processo e sulla natura politica delle sentenze.
Un Simbolo della Causa Sahrawi:
L'eredità di Gdeim Izik non è solo quella di un drammatico scontro, ma anche quella di un simbolo duraturo della lotta per l'autodeterminazione del popolo Sahrawi. L'accampamento ha rappresentato il più grande atto di disobbedienza civile nella storia del conflitto ed è diventato un punto di riferimento nella storia dei diritti umani e della resistenza non violenta nel Sahara Occidentale, mantenendo viva l'attenzione della comunità internazionale sulla "questione Sahrawi" e sul referendum promesso dalle Nazioni Unite.
