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Fatima Mahfud: Servirebbe una ribellione contro l’omertà, che è il primo alleato dell’ingiustizia nel Sahara Occidentale


Sahara occidentale, 9 ottobre 2025 - Dal 2020 il mondo vive una crisi continua che ha cambiato per sempre il volto della politica internazionale.

Prima, la pandemia ha paralizzato il pianeta per due anni, rivelando le fragilità dei sistemi sanitari, economici e sociali. Subito dopo, l’impennata dei prezzi e la crisi del lavoro hanno colpito le fasce più deboli della popolazione, senza che i governi sapessero offrire risposte adeguate.


Nel febbraio 2022, la guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, ha aperto una ferita profonda nel continente. Tre anni di conflitto hanno mostrato l’incapacità dell’Occidente di fornire soluzioni all’altezza delle aspettative dei propri stessi popoli. L’Europa, che avrebbe potuto essere un luogo di dialogo e di pace, è diventata teatro di un logoramento politico e morale che continua ancora oggi.


Nel 2023, un altro dramma ha sconvolto il mondo: la guerra tra palestinesi e israeliani. Da allora, il popolo palestinese vive sotto assedio, in una condizione di genocidio che colpisce non solo le vittime dirette, ma anche le vittime indirette, coloro che non vengono visti, contati, né riconosciuti. È un dolore che non fa notizia, ma che pesa sulla coscienza dell’umanità intera.


In questo scenario di crisi globale, la diplomazia saharawi di fronte a un contesto internazionale ostile è costretta ad agire con lucidità e coraggio.

È un mondo che riserva ai popoli l’oblio, che dimentica le cause giuste e che troppo spesso si schiera dalla parte del più forte.

Eppure, è proprio in questo contesto ostile che servirebbe una ribellione contro l’omertà, che è il primo alleato dell’ingiustizia.


L’appoggio diretto delle potenze occidentali a chi viola il diritto internazionale è oggi una realtà vissuta a viso scoperto, con arroganza e prepotenza.

La diplomazia saharawi di fronte a un contesto internazionale ostile deve affrontare questa contraddizione: il sostegno politico ed economico concesso al Regno del Marocco da parte di chi proclama di difendere il diritto internazionale.


Ciò che più spaventa l’Occidente del Marocco non è la sua politica, ma la sua prossimità geografica: troppo vicino alle frontiere europee, troppo intrecciato con gli interessi economici delle grandi holding che controllano i mercati occidentali.

Per questo viene considerato un Paese too big to fail — troppo grande per fallire. Una monarchia ritenuta utile, da mantenere stabile a ogni costo.


A questa paura economica se ne aggiunge un’altra, taciuta ma reale: il timore di flussi migratori massicci provenienti dal Marocco, che metterebbero a dura prova le società europee, già segnate da disuguaglianze crescenti e precarietà diffusa.

In Italia, è bene ricordarlo, la comunità marocchina rappresenta oggi la prima comunità nordafricana residente, con circa 415.000 persone (dati IOM/Ministero del Lavoro 2024), senza contare chi vive senza documenti.

Sul piano economico, l’Italia è tra i principali partner europei del Marocco: nel 2023 l’interscambio commerciale complessivo ha raggiunto 4,76 miliardi di euro, di cui 2,75 miliardi di export italiano e 2,01 miliardi di importazioni dal Marocco (fonte ICE – Infomercati Esteri, 2024).


In parallelo, cresce il divario sociale interno. Secondo l’ISTAT – Rapporto sulla povertà 2025 (pubblicato a giugno), oltre 2,1 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 7,8% della popolazione.

È dunque la paura di diventare poveri — la paura che si annida nel subconscio collettivo dell’Occidente — a rendere sacrificabile il diritto di altri popoli.

Sono queste paure, economiche, sociali e migratorie, che orientano, troppo spesso, le scelte politiche occidentali a scapito del diritto internazionale e della giustizia.


In tale quadro, la diplomazia saharawi di fronte a un contesto internazionale ostile continua a operare come voce di coscienza: mantenendo viva la memoria, difendendo la legalità internazionale e affermando, con ostinazione, il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione.


Il suo compito non è solo politico, ma anche profondamente morale: rendere visibile la causa del proprio popolo, mantenere viva la speranza e lavorare, con determinazione e unità, per superare questo momento storico difficile, proteggendo la propria popolazione e riaffermando il valore universale del diritto dei popoli a essere liberi.


Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia.

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