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All’ONU, l’accademico giapponese Yuichi Iwasaki denuncia le violazioni marocchine nel Sahara Occidentale e chiede una soluzione urgente



New York (Nazioni Unite), 15 ottobre 2025 – Durante la quinta riunione plenaria del Quarto Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dedicata alle questioni di politica e decolonizzazione, il docente universitario e giornalista giapponese Yuichi Iwasaki, esperto di questioni socio-politiche africane e membro dell’associazione Friends of Western Sahara Japan, ha presentato una petizione in difesa del popolo saharawi, denunciando la gravità della situazione nei territori occupati dal Marocco.

Iwasaki ha dichiarato che, dal 1995, ha visitato e incontrato ripetutamente i Saharawi nei territori occupati e liberati, nei campi profughi e nella diaspora, potendo così verificare personalmente “i fatti dell’occupazione militare, della colonizzazione, della pulizia etnica, dello sfruttamento delle risorse naturali e delle violazioni del diritto internazionale da parte del regime marocchino”.

Tre sfide principali per la causa saharawi:

Nella sua dichiarazione, l’accademico giapponese ha individuato tre principali sfide che ostacolano la risoluzione del conflitto nel Sahara Occidentale:

La mancanza di giustizia e trasparenza: nonostante la presenza della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), “lo sviluppo economico e l’utilizzo delle risorse naturali proseguono senza il consenso del popolo saharawi, che ne è il legittimo proprietario”. Ha accusato inoltre “paesi e imprese” di trarre profitto dallo sfruttamento del Sahara Occidentale “chiudendo gli occhi sull’occupazione illegale e sulle violazioni del diritto internazionale”.

La propaganda unilaterale: Iwasaki ha denunciato la “disinformazione sistematica” messa in atto da Rabat, citando come esempio l’erronea accusa che definisce il Fronte Polisario come gruppo terroristico, ricordando invece che esso “è riconosciuto dalle Nazioni Unite come il legittimo rappresentante del popolo saharawi”.

La repressione e la censura: nei territori occupati “non esiste libertà di espressione”, ha affermato, segnalando detenzioni arbitrarie, torture, divieti ai media e l’espulsione di oltre 300 osservatori stranieri. Ha aggiunto che i droni marocchini continuano a colpire civili e veicoli saharawi, mentre la stampa internazionale che cerca di riportare i fatti viene spesso ostacolata o intimidita.

Il diritto all’autodeterminazione e la responsabilità internazionale:

Iwasaki ha ricordato che le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e che solo un referendum libero e trasparente può determinare il futuro del Sahara Occidentale.
Il principio è semplice: il destino del Sahara Occidentale deve essere deciso dal suo popolo, non dai coloni o dalle forze d’occupazione”, ha ribadito.

Ha inoltre denunciato l’inerzia della comunità internazionale, ricordando che l’occupazione marocchina “dura ormai da troppo tempo”, e ha condiviso un toccante aneddoto personale: “Tre miei amici saharawi sono morti senza aver mai potuto vedere realizzato il referendum promesso”.

Appello finale: “Nessuna legge legittima l’occupazione marocchina”

Concludendo la sua petizione, Yuichi Iwasaki ha lanciato un forte appello all’ONU e agli Stati membri:

La comunità internazionale deve agire con maggiore urgenza per porre fine all’occupazione illegale del Sahara Occidentale. Nessuna norma del diritto internazionale legittima l’annessione del territorio da parte del Marocco.

La sua dichiarazione, pronunciata nella sede delle Nazioni Unite a New York, è stata trasmessa integralmente su UN Web TV, dove è disponibile la registrazione ufficiale del suo intervento alla 80ª sessione dell’Assemblea Generale.

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