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ONU: una Risoluzione fragile sul Sahara Occidentale



New York, 3 novembre 2025 – Dopo tre settimane di intensi negoziati, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la nuova risoluzione S/2025/2797 sul Sahara Occidentale, prolungando di un anno il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum (MINURSO) e confermando l’impegno a sostenere il processo politico guidato dall’ONU. Tuttavia, il testo finale – frutto di almeno tre revisioni linguistiche e politiche – riflette più un tentativo di equilibrio diplomatico tra le parti che un avanzamento sostanziale verso la decolonizzazione del territorio.

Un compromesso tra le due narrative:

La risoluzione riafferma “l’impegno ad assistere le parti nel raggiungimento di una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile basata sul principio di autodeterminazione”, richiamando uno dei cardini della posizione del Fronte Polisario.
Tuttavia, nel paragrafo successivo, il Consiglio “prende atto del sostegno espresso da numerosi Stati membri alla proposta marocchina di autonomia del 2007”, definendola “una base realistica per una soluzione praticabile”.
Questo duplice riferimento conferma la volontà del Consiglio di bilanciare entrambe le prospettive, senza schierarsi apertamente, assegnando di fatto “un punto per parte” nel linguaggio diplomatico del documento.

Il ruolo dell’Inviato personale e la neutralità dell’ONU:

Un altro passaggio chiave della risoluzione è il sostegno esplicito all’iniziativa dell’Inviato personale del Segretario generale, chiamato a “riunire le parti per sfruttare lo slancio esistente e questa opportunità senza precedenti per raggiungere una pace duratura”.
Il testo non specifica però la natura dei negoziati né i meccanismi per giungere a un esito concreto, lasciando “aperta ogni opzione” e ribadendo l’apparente neutralità dell’ONU, che si limita a incoraggiare un dialogo in buona fede tra le parti.

Questioni umanitarie e proroga della MINURSO:

Tra le disposizioni operative, il Consiglio “incoraggia i donatori a fornire finanziamenti aggiuntivi e a registrare i rifugiati”, una formula che risponde tanto alle istanze del Fronte Polisario (attraverso la Mezzaluna Rossa Saharawi) quanto a quelle del Marocco, da anni impegnato a ottenere la registrazione ufficiale dei rifugiati nei campi di Tindouf.
Con l’articolo operativo 1, viene ufficialmente prorogato il mandato della MINURSO fino al 31 ottobre 2026, in linea con la raccomandazione del Segretario generale (rapporto S/2025/612).

Autonomia, autodeterminazione e ambiguità strategiche

Il secondo paragrafo operativo esprime “pieno sostegno al Segretario generale e al suo Inviato personale affinché conducano i negoziati sulla base della proposta marocchina di autonomia, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite”.
Tuttavia, la clausola finale – che “accoglie con favore qualsiasi proposta costruttiva da entrambe le parti” – apre la porta a nuove iniziative, tra cui la recente proposta del Fronte Polisario (S/2025/664), che riafferma il diritto del popolo saharawi a decidere liberamente il proprio futuro.

Il successivo paragrafo operativo introduce una sfumatura significativa: pur “riconoscendo che un’autentica autonomia potrebbe rappresentare l’opzione più praticabile”, il Consiglio parla in termini ipotetici, segnalando che tale possibilità non costituisce una posizione vincolante, ma una delle opzioni possibili nel quadro dell’autodeterminazione.

Monitoraggio e prossimi passi:

Il testo chiede inoltre al Segretario generale di riferire periodicamente al Consiglio e di presentare entro sei mesi una revisione strategica sul futuro della MINURSO, mantenendo la questione del Sahara Occidentale “sotto esame”.
Questo punto è cruciale, poiché smentisce le affermazioni di Rabat secondo cui la questione sarebbe ormai “chiusa” in sede ONU.

Analisi conclusiva:

Tre elementi emergono chiaramente da questa risoluzione:

La questione saharawi resta sotto il Capitolo VI della Carta ONU, il che significa che la risoluzione non è giuridicamente vincolante.

Il Consiglio di Sicurezza adotta un approccio di gestione del conflitto, più che di risoluzione, limitandosi a preservare lo status quo.

Le modifiche apportate alla bozza iniziale, in origine più favorevole alla posizione marocchina, hanno prodotto un testo più equilibrato ma ancora privo di una prospettiva concreta per la piena attuazione del diritto all’autodeterminazione.

In definitiva, la risoluzione S/2025/2797 conferma la volontà dell’ONU di mantenere il processo politico in vita, ma lascia irrisolta la questione di fondo: come e quando il popolo del Sahara Occidentale potrà finalmente esprimersi liberamente sul proprio destino.

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