Di ECSAHARAUI –
Madrid, 12 febbraio – L’incontro tenutosi a Madrid nel febbraio 2026 sul Sahara Occidentale non ha prodotto accordi visibili né annunci ufficiali. Nessuna dichiarazione congiunta, nessuna fotografia simbolica, nessun calendario definito. Eppure, il solo fatto che le parti si siano incontrate segnala una riattivazione diplomatica su un conflitto che resta irrisolto e tutt’altro che marginale nello scenario internazionale.
L’iniziativa, promossa dagli Stati Uniti in un momento di stallo del processo formale guidato dalle Nazioni Unite, ha riunito rappresentanti di Marocco e Fronte Polisario. Le conferme istituzionali dell’incontro sono giunte in sequenza dalla Missione statunitense presso l’ONU, dal consigliere del Presidente USA per gli affari arabi e africani e, infine, dal portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Al di là di queste dichiarazioni, non sono stati diffusi dettagli sostanziali.
Dalle comunicazioni ufficiali emergono alcuni elementi chiave: l’incontro è stato definito come “discussioni” e non “negoziati”; erano presenti sei attori – Stati Uniti, Nazioni Unite, Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania – e il quadro di riferimento resta la Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza. Washington ha ribadito l’obiettivo di una soluzione “reciprocamente accettabile”, evocando la prospettiva di un “futuro migliore” per l’intera regione.
Posizioni immutate, contesto mutato:
Sul piano sostanziale, le posizioni delle parti non sembrano aver registrato cambiamenti. Il Marocco ha illustrato una versione ampliata della proposta di autonomia presentata nel 2007: un documento più dettagliato sotto il profilo istituzionale, ma invariato nel suo impianto centrale, che prevede la sovranità marocchina sul territorio.
Il Fronte Polisario, dal canto suo, continua a sostenere che il Sahara Occidentale sia un territorio in attesa di decolonizzazione e che qualsiasi soluzione debba garantire l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Il nodo resta dunque invariato: sovranità contro autodeterminazione.
Ciò che è cambiato, rispetto al passato, è il grado di coinvolgimento degli Stati Uniti. Dal riconoscimento della sovranità marocchina sul territorio da parte dell’amministrazione Trump nel 2020, Washington ha introdotto un elemento politico nuovo nell’equilibrio diplomatico. Pur dichiarando sostegno al quadro ONU, gli Stati Uniti appaiono oggi determinati a influenzare l’evoluzione del dossier, in un contesto regionale segnato da interessi strategici legati a sicurezza, energia e stabilità nel Maghreb.
La dimensione regionale e il ruolo della Spagna:
L’Algeria, pur non essendo formalmente parte nel negoziato sullo status finale, resta un attore centrale per il suo sostegno politico al Fronte Polisario e per le tensioni persistenti con il Marocco. Senza un minimo di distensione tra Algeri e Rabat, qualsiasi soluzione appare difficilmente praticabile.
La Spagna, sede dell’incontro, riveste un duplice ruolo simbolico e politico. Ex potenza amministratrice fino al 1975, Madrid continua a essere legata storicamente al dossier. Il sostegno espresso nel 2022 dal governo Sánchez alla proposta marocchina di autonomia come “base più seria e realistica” ha modificato l’equilibrio tradizionale della diplomazia spagnola, incidendo sui rapporti con Rabat e Algeri.
Tra tensione militare e interessi economici:
Sul terreno, la situazione rimane fragile. Dalla rottura del cessate il fuoco nel 2020, il conflitto è entrato in una fase di ostilità a bassa intensità lungo il muro che divide il territorio. Non si tratta di una guerra aperta, ma neppure di una pace consolidata.
A ciò si aggiunge la dimensione economica: fosfati, pesca e progetti energetici nell’area atlantica alimentano un contenzioso che si riflette anche in ambito giuridico europeo. Il Marocco integra il territorio nella propria strategia di sviluppo; il Fronte Polisario contesta la legittimità di qualsiasi sfruttamento privo del consenso del popolo saharawi.
Riattivazione diplomatica, non svolta:
Madrid 2026 non rappresenta una svolta storica. Nessuna delle parti ha modificato le proprie linee rosse: Rabat non ha aperto alla prospettiva di un referendum; il Polisario non ha accettato l’autonomia come soluzione definitiva; le Nazioni Unite restano il quadro formale di riferimento; gli Stati Uniti non hanno annunciato un compromesso concreto.
L’incontro segna piuttosto una fase di riattivazione diplomatica. Conferma che il conflitto rimane aperto e rilevante, e che le potenze coinvolte intendono evitare un’escalation in un contesto nordafricano già segnato da tensioni.
La situazione attuale può essere descritta come un equilibrio instabile: contatti senza concessioni, interesse internazionale senza ridefinizione del quadro, tensione militare contenuta senza escalation. Il futuro immediato sembra destinato a seguire questa traiettoria, fatta di colloqui discreti e dichiarazioni misurate.
Finché la contrapposizione tra sovranità e autodeterminazione non troverà un punto di convergenza, ogni dialogo resterà provvisorio. Madrid non ha risolto il conflitto, ma ha ricordato che lo status quo non soddisfa pienamente nessuno e che il dossier saharawi continua a pesare sugli equilibri regionali e internazionali.
