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La repressione in Sahara Occidentale: l'allarme dei difensori dei diritti umani a Ginevra



Ginevra, 11 settembre 2025 – La situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale è "profondamente preoccupante", come confermano tutti i rapporti specializzati. È questo il monito lanciato dal difensore saharawi Brahim Moussayih durante un panel internazionale tenutosi a Ginevra, intitolato "Nessuna difesa consentita: il crimine di essere saharawi".

Moussayih ha denunciato la repressione sistematica da parte del Marocco, che si accanisce in particolare contro i giovani saharawi, inclusi difensori dei diritti umani, studenti e disoccupati. Il loro arresto e la loro persecuzione sono un tentativo di soffocare la resistenza e di minare la continuità della lotta per il diritto all'autodeterminazione.


La giustizia come strumento di repressione:

Secondo Moussayih, la repressione giudiziaria è uno dei metodi più pericolosi per limitare le libertà nel Sahara Occidentale. Le autorità marocchine non usano gli strumenti legali per garantire giustizia, ma li trasformano in un'arma di ritorsione contro gli attivisti, per dissuaderli dal loro legittimo ruolo di monitoraggio e documentazione delle violazioni.

Tra le manifestazioni di questa repressione, Moussayih ha elencato:

Arresti arbitrari: Nel solo 2024 sono stati documentati 88 casi senza una reale giustificazione legale o basati su accuse pretestuose.

Procedimenti iniqui: Gli attivisti sono sottoposti a processi privi di equità, dove viene negato il diritto alla difesa e si usano confessioni estorte con la forza.

Condanne severe: Vengono inflitte lunghe pene detentive o multe pesanti con l'obiettivo di scoraggiare il dissenso.

Criminalizzazione vaga: Accuse generiche come "minaccia alla sicurezza interna" o "insulto alle autorità" sono usate per criminalizzare l'esercizio della libertà di espressione e di riunione.


Il caso di Hussein Amadour e la posizione ONU:

Per dare un esempio concreto, l'attivista ha citato il caso di Hussein Amadour, sindacalista e studente saharawi. Dopo aver cercato asilo in Spagna, è stato espulso in Marocco nel gennaio 2019 e condannato a dodici anni di carcere, in un processo che ha violato le norme del giusto processo.

Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha definito l'arresto di Amadour come arbitrario e contrario a diversi articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Il gruppo ha chiesto al Marocco di rilasciarlo immediatamente, di garantirgli un indennizzo e di avviare un'indagine completa sui responsabili della violazione dei suoi diritti. Nonostante questo e altri pareri simili emessi per i prigionieri del gruppo Gdeim Izik e per altri studenti saharawi, il Marocco continua a prolungare la detenzione ingiustificata di questi attivisti.


Le conseguenze della repressione:

Moussayih ha sottolineato gli effetti diretti di questa repressione:

Silenziamento delle voci: Un clima di paura che impedisce agli attivisti di esercitare i propri diritti e trasforma il Sahara Occidentale in un'area isolata. Tra il 2014 e il 2024, è stato negato l'ingresso nel paese a 327 attivisti e giornalisti stranieri, e anche ai relatori delle Nazioni Unite.

Indebolimento della società civile: La persecuzione dei difensori dei diritti umani paralizza associazioni e organizzazioni, in particolare quelle guidate da giovani e studenti, come dimostrano le statistiche sui prigionieri politici.

In conclusione, Moussayih ha ribadito che la repressione legale non solo limita i diritti, ma agisce anche come forma di punizione collettiva, attraverso lunghe condanne, trasferimenti lontani dal Sahara Occidentale e restrizioni imposte alle famiglie. Ha quindi fatto appello alla comunità internazionale, sottolineando che affrontare questo fenomeno è una responsabilità collettiva per garantire il primato dello stato di diritto sulla "legge della forza".

Il panel, organizzato da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, ha visto la partecipazione di esperti e attivisti, tra cui il professor Mads Andenas e altri difensori dei diritti umani saharawi.

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