Ginevra, 11 settembre 2025 – La mancanza di responsabilità e le continue violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale rimangono una questione critica. È quanto ha denunciato Bachir Mahfud, rappresentante di NOVACT e difensore dei diritti umani, durante un evento collaterale al Palazzo delle Nazioni a Ginevra intitolato "Nessuna difesa consentita: il crimine di essere Saharawi".
Mahfud ha sottolineato che la protezione dei diritti umani nel territorio occupato non è solo un imperativo morale, ma una precisa questione di diritto internazionale, fondamentale per raggiungere una pace duratura e giusta. Nonostante le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, la situazione sul campo è rimasta "disastrosa". Secondo Mahfud, l'assenza di un monitoraggio indipendente, imparziale e duraturo dei diritti umani crea un "vuoto di responsabilità" che permette al Marocco, la potenza occupante, di agire indisturbato.
Repressione sistematica e assenza di controllo:
Nel suo intervento, Mahfud ha citato i rapporti di organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch, che documentano la repressione sistematica contro i difensori dei diritti umani saharawi e gli attivisti per l'autodeterminazione. Questa repressione crea un clima di paura che, di fatto, ha trasformato il Sahara Occidentale in una "grande prigione".
L'assenza di media indipendenti e di osservatori dei diritti umani ha inoltre generato un "vuoto informativo", consentendo alle autorità marocchine di controllare la narrazione e nascondere la reale entità delle violazioni. Un "vile esempio" di questa situazione è il caso dei prigionieri di Gdeim-Izik, detenuti arbitrariamente dal 2010 in "condizioni disumane e lontani dalle loro famiglie", nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite per il loro rilascio. Mahfud ha avvertito che questa situazione alimenta una "crescente cultura dell'impunità" che mina la credibilità dell'intero sistema internazionale dei diritti umani.
Tre punti cruciali per la comunità internazionale:
Accogliendo con favore l'iniziativa di Front-Line Defenders di dare visibilità al gruppo di Gdeim-Izik, Mahfud ha evidenziato tre punti cruciali per il dibattito sul Sahara Occidentale:
- Violazioni delle libertà fondamentali: i saharawi subiscono restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione. Le proteste vengono violentemente disperse e gli attivisti subiscono molestie, intimidazioni e incarcerazioni a seguito di processi iniqui.
- Mancanza di monitoraggio: la missione ONU MINURSO è l'unica missione moderna delle Nazioni Unite priva di un mandato sui diritti umani. Questa lacuna impedisce una documentazione efficace delle violazioni e permette che queste continuino impunemente, nonostante i ripetuti appelli per un cambiamento.
- Crisi umanitaria nei campi profughi: i rifugiati saharawi affrontano problemi cronici come malnutrizione e anemia. Mahfud ha sottolineato che questi campi non necessitano solo di aiuti umanitari, ma di una soluzione politica che garantisca l'autodeterminazione e il ritorno dei rifugiati alle loro case.
Appello all'azione:
In conclusione, Mahfud ha esortato la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad agire con urgenza:
- Concedere un mandato per i diritti umani alla MINURSO.
- Fare pressione sul Marocco affinché permetta l'accesso a giornalisti e osservatori.
- Proteggere i difensori dei diritti umani locali.
- Rispondere all'emergenza umanitaria nei campi profughi.
"Nonostante il senso di disperazione e ingiustizia", ha dichiarato, "continueremo la lotta finché non realizzeremo i nostri legittimi desideri di libertà, dignità e giustizia".
L'evento, organizzato da Front-Line Defenders, International Service for Human Rights e RAFT, con il supporto della Missione Permanente del Sudafrica, ha visto la partecipazione di esperti e difensori dei diritti umani come Mads Andenas, Brahim Moussayih, Hassana Abba e Mahfoud Bechri. La moderazione è stata affidata a Tone Sørfonn Moe, con interventi di Priyal Sepaha, Tsholofelo Tsheole e El Ghalia Djimi.
