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Il crimine di essere Saharawi: un'analisi delle violazioni dei diritti umani al Consiglio ONU



Ginevra, 11 settembre 2025 — Il 10 settembre, presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, si è tenuto un importante evento collaterale nell'ambito della 60a sessione del Consiglio per i diritti umani. L'incontro, intitolato "Nessuna difesa consentita: il crimine di essere saharawi", ha acceso i riflettori sulle sistematiche violazioni dei diritti umani subite dai prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine.

Organizzato da diverse organizzazioni internazionali, tra cui Front Line Defenders, il Servizio Internazionale per i Diritti Umani e RAFTO, con il sostegno della Missione Permanente del Sudafrica, l'evento ha offerto una piattaforma per denunciare le condizioni precarie e la repressione che affronta il popolo saharawi.

Violazioni e Testimonianze Dirette

La giurista norvegese Tone Sørfonn Moe ha moderato l'incontro, inaugurando i lavori con un'accusa diretta contro l'assedio e l'oscuramento imposti dalle autorità marocchine nei territori occupati, definendo la situazione dei diritti umani come "pericolosa e inaccettabile".

Diversi relatori hanno poi condiviso le loro esperienze e le loro ricerche:

- Il rappresentante di Front Line Defenders ha evidenziato il caso dell'attivista saharawi Mohamed Hali, vincitore del premio 2025 dell'organizzazione, e quello del prigioniero politico Hussein Amaadour.

- Il professor Mads Andenas, ex presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, ha sottolineato la necessità di consentire a esperti e osservatori internazionali di indagare liberamente sulle condizioni dei prigionieri.

- L'ex prigioniero politico Brahim Moussayih e il difensore dei diritti umani Hassana Abba Moulay Dahi Badi hanno fornito testimonianze toccanti e dettagliate, descrivendo le molestie, le torture e le difficoltà subite dai detenuti e dalle loro famiglie, spesso private delle condizioni di base per le visite.

Mahfoud Bechri di NOVACT ha denunciato l'assedio ai territori occupati, che colpisce giornalisti e attivisti, e ha richiesto l'estensione del mandato della MINURSO al monitoraggio dei diritti umani.


Un Appello alla Comunità Internazionale:

L'evento ha avuto come filo conduttore l'appello a una maggiore protezione e al monitoraggio internazionale. La detenzione arbitraria, come sottolineato da Tsholofelo Tsheole, Vice Rappresentante Permanente del Sudafrica, è diventata uno strumento sistematico per soffocare la resistenza pacifica. Tsheole ha paragonato la lotta del popolo saharawi a quella contro l'apartheid, affermando che negare il diritto all'autodeterminazione è "inaccettabile".

In chiusura, l'attivista El Ghalia Djimi ha esortato i partecipanti a non rimanere indifferenti di fronte alla repressione e all'oscuramento imposti dalle autorità marocchine.

L'incontro ha messo in luce violazioni diffuse e sistematiche, tra cui arresti arbitrari, isolamento, torture per estorcere confessioni, processi iniqui e negazione di cure mediche e assistenza legale. I partecipanti hanno ribadito la richiesta di applicare le risoluzioni ONU e hanno chiesto l'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici saharawi, in particolare quelli del gruppo Gdeim Izik.


L'evento ha visto la partecipazione di rappresentanti di missioni diplomatiche, organizzazioni per i diritti umani e attivisti, dimostrando un impegno crescente a livello internazionale per la causa saharawi.

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