Sahara occidentale, 4 settembre 2025 – Sta suscitando indignazione la proposta rilanciata dal giornalista israeliano Rafael Castro, che in un articolo di opinione ha suggerito il trasferimento forzato della popolazione palestinese della Striscia di Gaza nel Sahara Occidentale occupato illegalmente dal Marocco dal 1975.
Una “vecchia idea” che riemerge:
Castro ha ripreso un concetto già discusso in passato – persino dal Washington Post in un editoriale – e lo ha rilanciato come soluzione “umanitaria e di sicurezza” alla crisi di Gaza. Secondo il giornalista, l’evacuazione dei circa due milioni di abitanti della Striscia sarebbe necessaria e il loro reinsediamento nel Sahara Occidentale occupato rappresenterebbe una risposta “realistica e sostenibile”.
Le argomentazioni dell’autore:
Nell’articolo, Castro descrive il Sahara Occidentale occupato come una vasta regione desertica scarsamente popolata (meno di 600.000 abitanti) ma ricca di risorse naturali: fosfati, pesca, potenziale solare, terre coltivabili e possibilità di sviluppo turistico. A suo avviso, un flusso di popolazione proveniente da Gaza porterebbe manodopera, dinamismo e investimenti, mentre il Marocco rafforzerebbe il proprio ruolo di “forza stabilizzatrice” in Nord Africa.
Le gravi omissioni:
La proposta ignora però due elementi fondamentali:
- Il diritto inalienabile all’autodeterminazione del popolo saharawi, che da decenni rivendica la sovranità sul proprio territorio contro l’occupazione marocchina.
- Il diritto dei palestinesi a vivere nella loro terra, Gaza e la Palestina storica, senza essere deportati né costretti a emigrare.
L’idea di spostare intere popolazioni da un territorio occupato a un altro non solo appare impraticabile e cinica, ma costituisce una violazione del diritto internazionale. Deportazioni e insediamenti forzati sono infatti considerati crimini di guerra.
Due popoli, la stessa lotta:
Il parallelismo tra Sahara Occidentale e Palestina è evidente: in entrambi i casi si tratta di territori occupati militarmente, con popolazioni private dei propri diritti fondamentali e sottoposte a politiche di colonizzazione. La “soluzione” proposta da Castro non farebbe che intrecciare due ingiustizie storiche, negando a entrambi i popoli – saharawi e palestinese – il diritto di vivere liberi sulla propria terra.
