Sahara occidentale, 9 giugno 2025 – Nei territori occupati del Sahara Occidentale, il popolo saharawi accoglie l’Eid al-Adha con sentimenti contrastanti: una gioia incompleta, soffocata dalla presenza dell’occupazione marocchina e dalle sue profonde ferite ancora aperte. Mentre il mondo musulmano si raccoglie in preghiera e festa, i saharawi nei territori occupati vivono questa ricorrenza sotto un pesante clima di repressione e controllo.
Il ricordo dell’invasione delle terre di Saguia el-Hamra e Río de Oro da parte delle forze di occupazione marocchine è ancora vivido nella memoria collettiva. Un’aggressione che ha provocato migliaia di vittime, con corpi sepolti in fosse comuni, oltre 600 persone ancora scomparse, e lo sfollamento forzato di circa 190.000 rifugiati nei campi del sud-ovest algerino. Una tragedia che continua a segnare l’identità di un popolo che resiste.
Oggi, le città, i villaggi e le strade dei territori occupati sono sottoposti a un soffocante controllo militare e di sicurezza. I cittadini saharawi subiscono quotidianamente violazioni dei diritti umani, arresti arbitrari, processi sommari e vessazioni per motivi insignificanti. Un clima di sorveglianza permanente che trasforma la vita quotidiana in una prova continua di resistenza.
Nonostante la pressione dell’occupazione, il popolo saharawi continua a difendere con forza i propri valori e le proprie tradizioni. Le festività religiose come l’Eid al-Adha rimangono momenti di resilienza culturale, in cui si rinnovano i legami familiari, la solidarietà e la tolleranza. Anche in un contesto ostile, le famiglie saharawi si ritrovano per celebrare, condividere un pasto, perdonarsi, e mantenere vivi i costumi religiosi e sociali tramandati da generazioni.
Il tentativo sistematico dell’occupazione di erodere l’identità saharawi attraverso l’insediamento massiccio di coloni e l’alterazione della composizione demografica non ha impedito al popolo saharawi di preservare il cuore della propria cultura. Le famiglie separate dall’occupazione, nonostante la frammentazione imposta, continuano a lottare per mantenere vive le loro radici e trasmettere ai giovani le tradizioni autentiche.
Questa Eid cade mentre oltre 33 prigionieri politici saharawi si trovano ancora rinchiusi nelle carceri marocchine, molti dei quali da anni. Vivono in condizioni disumane, privati dei diritti fondamentali e spesso anche della possibilità di praticare i riti religiosi. La loro assenza si fa sentire in ogni casa, in ogni tavola dove mancano i volti di figli, padri e fratelli incarcerati per aver difeso pacificamente il diritto del proprio popolo all’autodeterminazione.
Nonostante tutto, il popolo saharawi continua a resistere: con la fede, con la memoria, con la dignità. E anche quest’anno, nell’ombra dell’occupazione, l’Eid al-Adha diventa un atto di testimonianza e di speranza.
