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Celebrazioni dell’Eid al-Adha nei campi Saharawi: Un appello all’unità, alla solidarietà e alla responsabilità


Campi profughi saharawi, 9 giugno – In un clima di intensa spiritualità e partecipazione popolare, il Presidente della Repubblica Saharawi e Segretario Generale del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha guidato la preghiera dell’Eid al-Adha nella provincia di Smara. Fin dalle prime ore del mattino di venerdì 6 giugno una folla numerosa di fedeli si è radunata nella sala di preghiera designata, trasformando il momento religioso in una celebrazione collettiva di fede e speranza.

Durante il sermone, il Ministro degli Affari Religiosi e dell’Istruzione Tradizionale, nonché membro del Segretariato Nazionale, Sayed Ahmed Aliat Hamma, ha rivolto parole cariche di significato spirituale e civico. Il predicatore ha ricordato le virtù del sacrificio e l'importanza della purificazione interiore, esortando i presenti a lasciar andare rancori e divisioni per abbracciare il perdono, l’armonia e la concordia. Ha sottolineato come l’Eid non sia solo una festa, ma un’occasione per rinnovare i valori dell’unità e della responsabilità collettiva.

Uno dei temi centrali del sermone è stato l’appello all’unità nazionale in un momento storico in cui il popolo saharawi continua a fronteggiare sfide cruciali. "La nostra unità è più sublime e preziosa di ogni legame ristretto", ha affermato il predicatore, evidenziando come l’identità collettiva debba prevalere su distinzioni di razza, tribù o regione, per costruire una patria giusta e libera. Ha inoltre ribadito che l’Islam non si limita a proclamare uguaglianza e fratellanza, ma stabilisce leggi che tutelano la dignità umana e i diritti dei più deboli.

Un commosso pensiero è stato rivolto ai prigionieri saharawi nelle carceri dell’occupazione, ricordando le loro sofferenze e il sacrificio dei martiri. Il ministro ha sottolineato l’importanza di mantenere fede al patto con i caduti, salvaguardando le conquiste del popolo e contribuendo alla sicurezza e alla stabilità del Paese.

Il sermone ha anche affrontato temi di etica sociale e responsabilità individuale. Ogni cittadino, ha detto il predicatore, è chiamato a contribuire alla costruzione della società secondo le proprie capacità, nel rispetto dei patti e nell’impegno per il bene comune. Ha messo in guardia i leader e gli amministratori, ricordando loro il peso delle responsabilità in vista del giorno del giudizio, citando il versetto coranico:
«Finché, quando la morte giunge a uno di loro, dice: "Mio Signore, rimandami indietro affinché io possa fare giustizia in ciò che ho lasciato alle spalle"».

Nel campo di Shaheed Al-Hafez, analoghe riflessioni hanno caratterizzato il sermone dell’Eid, che ha posto l’accento sulla gioia e sulla condivisione come espressioni del culto. I predicatori hanno richiamato il significato più profondo del sacrificio, inteso non solo come rito religioso, ma come atto di sottomissione alla volontà divina e di rinuncia all’egoismo, all’odio e alla corruzione.

Hanno sottolineato che l’Eid al-Adha è un giorno di rinascita spirituale: un’occasione per rinsaldare i legami familiari, perdonare, visitarsi e mostrare compassione. È un momento in cui le grandi anime mettono da parte i dissapori e rinnovano l’amore fraterno.

A conclusione della cerimonia, si è elevata una preghiera collettiva per la vittoria, l’unità, la sicurezza e la stabilità del popolo saharawi. In un contesto di resistenza e lotta per l’autodeterminazione, l’Eid al-Adha assume un significato ancora più profondo, diventando simbolo di speranza, resilienza e fede in un futuro di libertà.

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