New York (Nazioni Unite), 9 maggio 2025 - La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Mary Lawlor, ha reso pubbliche giovedì le sue "gravi preoccupazioni" in merito alle crescenti intimidazioni, campagne di diffamazione e significative restrizioni alla libertà di movimento e di riunione imposte dal Marocco ad Ali Salem Tamek, figura di spicco e Presidente del Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi nel Sahara occidentale (CODESA).
Attraverso un messaggio diffuso sui social media, Lawlor ha dichiarato: "Ho scritto al governo marocchino in merito alle molestie, agli attacchi fisici, alle minacce politiche e alla sorveglianza nei confronti del difensore dei diritti umani saharawi Ali Salem Tamek".
Già nel febbraio scorso, in una comunicazione formale indirizzata al governo di Rabat, Mary Lawlor, unitamente ad altri esperti delle Nazioni Unite, aveva espresso profonda inquietudine per "gli atti di intimidazione e diffamazione orchestrati contro il signor Tamek, nonché per la persistente sorveglianza e la presenza ostentata di agenti di sicurezza nei pressi della sua residenza".
Gli esperti ONU hanno inoltre evidenziato con preoccupazione le "restrizioni imposte alla libertà di movimento e di riunione del signor Tamek, dei membri del CODESA e di altri difensori dei diritti umani operanti nel Sahara occidentale".
"Temiamo che queste misure siano state adottate in ritorsione al suo impegno nella difesa dei diritti umani e per l'esercizio della sua libertà di espressione, incluso il suo ruolo nel denunciare presunte violazioni dei diritti umani e condizioni di detenzione inadeguate", hanno specificato gli esperti.
Secondo la valutazione degli organismi delle Nazioni Unite, tali azioni producono un "effetto paralizzante e inibitorio" sul tessuto della società civile, agendo come un potente deterrente per chiunque intenda operare nel cruciale campo dei diritti umani.
In questo contesto, è stato sottolineato come tali pratiche contravvengano a principi fondamentali sanciti da strumenti internazionali vincolanti, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ratificato dal Marocco il 3 maggio 1979. In particolare, vengono citati l'articolo 19, che tutela il diritto alla libertà di espressione, l'articolo 21, che garantisce il diritto di riunione pacifica, e l'articolo 12, che sancisce il diritto alla libertà di movimento.
La comunicazione inviata a Rabat dagli esperti delle Nazioni Unite documenta una serie di episodi di molestie, aggressioni fisiche, minacce di natura politica e atti di sorveglianza mirati nei confronti di Ali Salem Tamek. Si segnala inoltre che il difensore dei diritti umani saharawi è stato soggetto a restrizioni di viaggio in ben tre occasioni distinte nell'arco di soli tre mesi.
Nonostante la precedente comunicazione e la conseguente attenzione internazionale, Ali Salem Tamek "ha continuato a essere oggetto di molestie da parte della polizia marocchina nei mesi di febbraio e marzo, subendo persino tentativi di sfratto dall'alloggio che aveva regolarmente affittato", hanno denunciato con fermezza gli esperti delle Nazioni Unite.
