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Svizzera, al festival “Apollish” proiettati documentari sulle sofferenze di giornalisti e attivisti saharawi



Berna (Svizzera), 4 giugno 2026 – La capitale svizzera ha ospitato una serie di eventi nell’ambito del festival “Apollish”, organizzato dal collettivo “Dia Collective”, dedicato a temi legati ai diritti umani e alle narrazioni di conflitto.

Nel corso della manifestazione sono stati proiettati due documentari, “Tre telecamere rubate” e “Una memoria che si rifiuta di arrendersi”, che raccontano le condizioni dei giornalisti e degli attivisti saharawi detenuti nelle carceri marocchine, oltre alle difficoltà vissute dalle loro famiglie.

All’evento hanno partecipato il coordinatore di Équipe Media, Mohamed Mayara, e Said Ahmed Said, rappresentante del Fronte Polisario nella regione germanofona della Svizzera.

Nel suo intervento, Said Ahmed Said ha ripercorso le principali tappe storiche del conflitto del Sahara Occidentale, dalla colonizzazione spagnola fino alla fase successiva alla fine del cessate il fuoco, sottolineando come l’accordo fosse stato concepito nell’ottica della realizzazione di un referendum di autodeterminazione per il popolo saharawi. Secondo il rappresentante, tale processo sarebbe stato compromesso dal mancato rispetto degli impegni da parte del Marocco, con il sostegno dei suoi alleati internazionali.

Il portavoce ha inoltre denunciato quella che ha definito la situazione nei territori occupati, facendo riferimento alla presenza del cosiddetto “muro di separazione”, descritto come una struttura militare fortificata lunga migliaia di chilometri e disseminata di mine antiuomo, che continua a rappresentare — secondo la sua ricostruzione — un pericolo per la popolazione civile saharawi e una limitazione alla libertà di movimento.

Nel suo intervento, Mohamed Mayara ha invece illustrato i contenuti dei due documentari presentati, soffermandosi sulle condizioni dei giornalisti saharawi e sui casi di detenzione legati all’attività di informazione indipendente. Ha inoltre criticato il silenzio della comunità internazionale, che a suo avviso non avrebbe reagito in modo adeguato alle violazioni dei diritti umani denunciate nei territori del Sahara Occidentale.

La proiezione si è conclusa con un dibattito aperto al pubblico, che ha mostrato interesse e partecipazione rispetto alle tematiche affrontate durante la serata.



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