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Sahara Occidentale, la LPPS denuncia un'escalation repressiva nelle carceri marocchine contro i prigionieri politici saharawi

 


Sahara occidentale , 20 luglio 2026 – La Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine (LPPS) ha denunciato una nuova e grave ondata di repressione nei confronti dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine, accusando le autorità di aver intensificato le misure punitive in seguito agli scioperi della fame avviati in segno di solidarietà con Naâma Asfari.

Secondo quanto riferito dalla LPPS in un comunicato, l'amministrazione penitenziaria marocchina avrebbe adottato una serie di provvedimenti ritorsivi contro diversi detenuti saharawi, aggravando ulteriormente le loro condizioni di detenzione.

Peggiorano le condizioni di Naâma Asfari:

La Lega riferisce che nel carcere centrale di Kenitra l'amministrazione ha interrotto ogni contatto tra Naâma Asfari e la sua famiglia. Per la prima volta dall'inizio della sua detenzione, i familiari non avrebbero ricevuto la consueta telefonata settimanale, alimentando forti timori sulle sue condizioni di salute.

Asfari è in sciopero della fame a tempo indeterminato dall'8 giugno 2026. Secondo organizzazioni per i diritti umani citate dalla LPPS, avrebbe già perso oltre dieci chilogrammi, presenterebbe un preoccupante abbassamento dei livelli di glicemia e soffrirebbe di un'estrema debolezza fisica, con il rischio di gravi conseguenze per gli organi vitali.

In segno di protesta contro le misure adottate nei suoi confronti, il prigioniero politico saharawi avrebbe inoltre deciso di interrompere ogni collaborazione con il medico del carcere, rifiutando visite e controlli sanitari.

Procedimenti disciplinari contro Ahmed Sbaï e Hassan Dah:

La LPPS denuncia inoltre che il carcere di Kenitra ha avviato procedimenti disciplinari nei confronti dei prigionieri politici saharawi Ahmed Sbaï e Hassan Dah, appartenenti al gruppo Gdeim Izik, convocandoli davanti al consiglio disciplinare, una procedura che, secondo l'organizzazione, sfocia frequentemente nell'isolamento cellulare.

Secondo la Lega, il provvedimento rappresenterebbe una ritorsione per il rifiuto dei due detenuti di sottoporsi a perquisizioni ritenute umilianti e per le loro proteste contro i maltrattamenti subiti dai prigionieri politici saharawi.

Per denunciare tali violazioni, Ahmed Sbaï e Hassan Dah hanno avviato uno sciopero della fame di 72 ore a partire dal 15 luglio, contestando quelle che definiscono continue violazioni dei loro diritti e la redazione di rapporti disciplinari ritenuti infondati.

Anche in questo caso, secondo la LPPS, le famiglie non avrebbero più ricevuto comunicazioni telefoniche dai propri congiunti dopo l'annuncio della protesta, circostanza che accresce le preoccupazioni sulle loro condizioni.

Mohamed Lamine Haddi trasferito in isolamento:

La situazione resta particolarmente critica anche nel carcere di Tiflet 2, dove il prigioniero politico saharawi Mohamed Lamine Haddi prosegue il proprio sciopero della fame.

La LPPS afferma che il detenuto sarebbe stato circondato dagli agenti penitenziari e trasferito con la forza in una cella disciplinare, descritta come priva delle condizioni minime di vivibilità. L'organizzazione sostiene inoltre che Haddi sarebbe stato minacciato di un ulteriore aggravamento della pena qualora avesse denunciato pubblicamente i presunti maltrattamenti subiti.

L'appello della LPPS alla comunità internazionale:

Alla luce di questa situazione, la Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine ritiene le autorità marocchine pienamente responsabili dell'incolumità dei detenuti in sciopero della fame e lancia un appello urgente alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, al Comitato Internazionale della Croce Rossa e agli organi di informazione affinché intervengano con urgenza, visitino i prigionieri politici saharawi e monitorino le loro condizioni di detenzione.

Nel comunicato, la LPPS rinnova infine la richiesta di liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici saharawi, che considera detenuti di coscienza, sollecitando il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e trattamento dei detenuti.

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