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Una coalizione di associazioni e sindacati contesta le attività del gruppo AZURA nel Sahara Occidentale



Perpignan, 29 maggio 2026 – Un ampio collettivo di organizzazioni politiche, sindacali e associative francesi ha denunciato pubblicamente le attività del gruppo agroalimentare AZURA nel Sahara Occidentale occupato, accusando l’azienda di commercializzare prodotti agricoli provenienti dal territorio saharawi come se fossero originari del Marocco.

L’iniziativa si è svolta giovedì mattina del 28 maggio presso il Café de la Paix di Perpignan, dove il collettivo catalano “Liberté Sahraoui.es” ha convocato una conferenza stampa per richiamare l’attenzione sulle pratiche commerciali dell’azienda, che opera dalla piattaforma logistica di Saint-Charles International.

Secondo i relatori intervenuti, AZURA produrrebbe e importerebbe pomodorini ciliegino coltivati nella regione di Dakhla, nel Sahara Occidentale occupato, etichettandoli però come provenienti dal “Marocco meridionale”. Una definizione che il collettivo considera ingannevole e contraria al diritto internazionale.

“Dakhla si trova nel Sahara Occidentale, non in Marocco”, hanno ribadito gli organizzatori, ricordando che il territorio è inserito dall’ONU nella lista dei territori non autonomi dal 1963 e gode di uno status “distinto e separato” rispetto al Regno del Marocco, come riconosciuto da diverse sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).

Nel corso della conferenza sono state richiamate in particolare le decisioni emesse dalla CGUE il 4 ottobre 2024, secondo cui qualsiasi attività economica legata alle risorse del Sahara Occidentale deve basarsi sul “consenso libero e autentico del popolo saharawi”. I partecipanti hanno inoltre ricordato che la giurisprudenza europea impone che i prodotti originari del Sahara Occidentale siano chiaramente etichettati come tali e non possano beneficiare degli accordi commerciali conclusi tra l’Unione Europea e il Marocco.

Il collettivo ha annunciato il lancio di una petizione pubblica con cui si chiede ad AZURA di adeguare le proprie pratiche commerciali al diritto internazionale ed europeo. Tra le richieste avanzate figurano la cessazione di qualsiasi comunicazione che assimili il Sahara Occidentale al Marocco, l’introduzione di un’etichettatura trasparente sull’origine dei prodotti e la sospensione delle attività economiche svolte senza il consenso del popolo saharawi.

Gli intervenuti hanno inoltre denunciato una presunta “concorrenza sleale” nei confronti degli agricoltori europei, sostenendo che le produzioni agricole nei territori occupati si baserebbero su salari molto bassi e su uno sfruttamento intensivo delle risorse idriche locali.

Durante l’incontro sono state menzionate anche altre aziende attive nell’area di Perpignan e, secondo il collettivo, coinvolte nell’importazione di prodotti agricoli provenienti dal Sahara Occidentale, tra cui SOFRUCE e SOPROFEL-IDYL.

Gli organizzatori hanno infine espresso sostegno alle azioni legali promosse dalla Confédération paysanne e dal Coordinamento spagnolo delle organizzazioni di agricoltori e allevatori (COAG), definendo le recenti decisioni della giustizia europea “passi significativi verso il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi”.

Alla mobilitazione hanno preso parte numerose realtà associative, sindacali e politiche francesi, tra cui il Nuovo Partito Anticapitalista, il Partito Comunista Francese, Gli Ecologisti, la Lega per i Diritti Umani, l’Associazione di Solidarietà Francia-Palestina, SUD-Solidaires, la CNT, il MRAP, SURVIE, la Confédération paysanne e l’Associazione degli Amici della Repubblica Araba Democratica Saharawi.

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