Reggio Emilia, 28 maggio 2026 – La Rete Saharawi – Solidarietà Italiana con il Popolo Saharawi ETS ha accolto con favore le recenti decisioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, che confermano l’esistenza di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei detenuti saharawi del caso Gdeim Izik, denunciando un modello sistematico di torture, confessioni estorte e processi iniqui.
Le decisioni del Comitato ONU contro la tortura:
In un comunicato ufficiale, l’associazione evidenzia che le decisioni pubblicate il 20 maggio confermano, per la decima volta in casi analoghi, l’esistenza di un sistema ricorrente di arresti arbitrari, isolamento, maltrattamenti e torture durante gli interrogatori, con l’utilizzo nei procedimenti giudiziari di confessioni ottenute sotto coercizione.
I nuovi casi analizzati riguardano detenuti saharawi arrestati in seguito allo sgombero del campo di protesta di Gdeim Izik, allestito nel 2010 nei pressi di El Aaiún da oltre 20.000 persone per denunciare discriminazioni sociali, economiche e politiche nei territori del Sahara Occidentale.
Secondo quanto ricostruito dal Comitato ONU, i detenuti sarebbero stati sottoposti a gravi forme di tortura e maltrattamento, tra cui pestaggi, sospensioni forzate, bruciature con sigarette, minacce di stupro, falaka, isolamento prolungato, privazione di cibo e cure mediche, oltre alla negazione dell’accesso ad avvocati e familiari.
Il vicepresidente del Comitato ONU contro la Tortura, Peter Vedel Kessing, ha sottolineato che non si tratta di episodi isolati, ma di un problema strutturale nella gestione dei casi legati a Gdeim Izik da parte delle autorità marocchine.
Il Comitato ha inoltre denunciato il mancato avvio di indagini indipendenti ed efficaci sulle accuse di tortura e l’utilizzo sistematico di confessioni contestate come base delle condanne.
Condanne e profili delle violazioni:
I quattro detenuti oggetto delle recenti decisioni – processati inizialmente da un tribunale militare e successivamente dalla Corte d’Appello di Rabat – sono stati condannati a pene severe, tra cui due ergastoli e due condanne a 25 anni di reclusione.
Secondo il Comitato ONU, tali procedimenti hanno violato obblighi fondamentali della Convenzione contro la Tortura, inclusi il divieto di tortura, l’obbligo di indagare in modo imparziale e il diritto a un processo equo.
La posizione della Rete Saharawi:
La Rete Saharawi sottolinea che le decisioni delle Nazioni Unite impongono conseguenti responsabilità alla comunità internazionale e chiedono il rispetto effettivo delle conclusioni del Comitato.
L’associazione sollecita inoltre istituzioni italiane ed europee a recepire integralmente le denunce ONU e ad adottare misure concrete a sostegno del diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione, alla libertà e alla tutela dei diritti fondamentali.
Le richieste:
Nel comunicato, la Rete Saharawi chiede:
- l’apertura immediata di indagini indipendenti e imparziali su tutte le denunce di tortura;
- l’annullamento delle condanne emesse nel caso Gdeim Izik;
- la garanzia di accesso per i detenuti a familiari, avvocati e medici indipendenti;
- la cessazione di intimidazioni e rappresaglie contro detenuti e familiari;
- il rispetto delle risoluzioni ONU relative al Sahara Occidentale e del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
Un caso emblematico ancora aperto:
Secondo la Rete Saharawi, il caso Gdeim Izik continua a rappresentare una ferita aperta e un simbolo delle violazioni denunciate nei confronti del popolo saharawi. L’associazione sottolinea che, di fronte alle reiterate decisioni degli organismi delle Nazioni Unite, il silenzio della comunità internazionale non è più sostenibile.
