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Front Line Defenders: Escalation della repressione contro i difensori dei diritti umani saharawi nel Sahara Occidentale occupato

 


Ginevra, 28 maggio 2026 – L’organizzazione internazionale Front Line Defenders ha denunciato un’intensificazione delle misure repressive, delle molestie e delle restrizioni contro i difensori dei diritti umani saharawi nel Sahara Occidentale occupato, segnalando un modello sistematico di assedi, arresti arbitrari, espulsioni e limitazioni alla libertà di movimento.

Secondo una recente dichiarazione dell’organizzazione, tali pratiche avrebbero l’obiettivo di ostacolare il lavoro di monitoraggio e documentazione delle violazioni dei diritti umani nel territorio.

Assedio contro attivisti a El Aaiún:

Front Line Defenders riferisce che, a partire dal 19 maggio 2026, le forze marocchine avrebbero circondato l’abitazione del difensore dei diritti umani saharawi Houssein Mojahid nella città occupata di El Aaiún. All’interno si trovava anche Ali Salem Tamek, presidente del collettivo saharawi per i diritti umani CODESA, insieme alla sua famiglia.

L’organizzazione afferma che l’abitazione è stata sottoposta ad assedio, con il blocco dell’accesso a familiari e attivisti e l’interruzione della fornitura elettrica. Secondo la denuncia, la casa era già stata oggetto di pressioni che avrebbero costretto la famiglia a lasciare precedentemente l’immobile.

Front Line Defenders sottolinea inoltre che lo spazio veniva utilizzato anche per attività e riunioni di CODESA, un’organizzazione che, secondo quanto riportato, continua a subire restrizioni sistematiche alla libertà di associazione e al proprio lavoro di documentazione.

Sorveglianza e intimidazioni contro attivisti:

La dichiarazione segnala anche episodi di sorveglianza e intimidazione nei confronti di Khadijetou El Dweihi, vicepresidente di CODESA, nei pressi della sua abitazione.

L’organizzazione collega questi eventi a una serie di recenti episodi repressivi registrati a Bojador, in particolare dopo il rilascio dell’attivista e leader studentesco saharawi Abdelmoula El Hafedh, detenuto per dieci anni in quello che viene definito un caso di detenzione politica.

Secondo la denuncia, dopo la sua liberazione avvenuta il 16 aprile 2026, le autorità avrebbero imposto un assedio alla sua abitazione per impedire manifestazioni di solidarietà. Successivamente, il 4 maggio, El Hafedh sarebbe stato nuovamente fermato nei pressi di Bojador, interrogato sulle sue attività e poi rilasciato a decine di chilometri di distanza senza spiegazioni.

Espulsioni forzate e arresti segnalati:

Front Line Defenders riporta anche il caso di Elouara Khaya, attivista saharawi e sorella della difensora dei diritti umani Sultana Khaya, che sarebbe stata aggredita ed espulsa con la forza mentre si recava a Bojador.

Il 9 maggio, la difensora saharawi Leila Lili sarebbe stata prelevata da agenti in borghese in un hotel di Bojador e trasferita forzatamente a El Aaiún, senza poter recuperare i propri effetti personali.

L’organizzazione segnala inoltre il caso di Boujemaa Benmoussa, giovane attivista e membro di CODESA, fermato l’11 maggio al rientro dai campi profughi saharawi. Secondo la denuncia, sarebbe stato interrogato per ore, minacciato e privato dei propri beni personali.

Accuse di “punizione collettiva”:

Front Line Defenders considera questi episodi parte di una strategia coordinata di repressione e isolamento nei confronti dei difensori dei diritti umani saharawi nel Sahara Occidentale occupato, finalizzata a limitare il monitoraggio indipendente e a ridurre la visibilità delle violazioni sul territorio.

L’organizzazione internazionale chiede l’immediata cessazione di assedi, intimidazioni, arresti arbitrari e restrizioni contro attivisti e loro familiari, sollecitando il rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani.

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