Washington, 22 febbraio 2026 – Un nuovo tentativo di rilancio del dialogo sul Sahara Occidentale è in corso negli Stati Uniti. Secondo fonti diplomatiche citate da ECSaharaui, la Florida ospiterà un round di colloqui diretti tra il Marocco e il Fronte Polisario, con la mediazione dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
Le stesse fonti riferiscono che l’incontro rappresenta la prosecuzione dei contatti avviati l’8 e 9 febbraio a Madrid, presso la residenza dell’ambasciatore statunitense in Spagna. Ai colloqui parteciperanno i ministri degli Esteri di Marocco, Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), Algeria e Mauritania. La delegazione marocchina sarebbe già giunta negli Stati Uniti, mentre quella saharawi è attesa nel fine settimana.
Un formato parallelo al quadro ONU:
Tradizionalmente, il negoziato tra le parti si è svolto sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il conflitto risale al 1975, quando la Spagna si ritirò dal territorio e il Marocco ne occupò gran parte. Il Fronte Polisario proclamò la RASD e rivendicò l’indipendenza. Nel 1991, con la mediazione dell’ONU, fu raggiunto un cessate il fuoco e istituita la missione Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), incaricata di organizzare un referendum di autodeterminazione che, tuttavia, non è mai stato celebrato.
Il nuovo round di colloqui, previsto per domenica 22 e lunedì 23 febbraio, si svolgerebbe in un formato parallelo o complementare al processo ONU. Secondo le fonti diplomatiche, la decisione di spostare l’incontro da Madrid alla Florida risponderebbe all’esigenza di garantire maggiore riservatezza e di favorire un coinvolgimento diretto di Washington.
Il ruolo degli Stati Uniti:
Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo significativo nel dossier Sahara Occidentale, in particolare nel 2020, quando durante il primo mandato di Trump Washington riconobbe la sovranità marocchina sul territorio nell’ambito degli Accordi di Abramo e della normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele. Da allora, l’amministrazione statunitense ha definito il piano di autonomia proposto da Rabat come “serio e credibile”, pur ribadendo formalmente il sostegno a una soluzione politica negoziata.
Con l’organizzazione dei colloqui in Florida, Stato simbolicamente legato alla leadership di Trump, gli Stati Uniti sembrano puntare a un ruolo più incisivo nella ricerca di un’intesa tra le parti. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di favorire un impegno verso una soluzione politica “giusta, duratura e reciprocamente accettabile”.
Resta ora da vedere se questo nuovo tentativo diplomatico riuscirà a sbloccare un processo negoziale che, da oltre tre decenni, rimane in stallo tra gestione dello status quo e divergenze profonde sul futuro del territorio.
