Sahara occidentale, 19 febbraio 2026 - Alla fine di febbraio 1976, tra il 18 e il 21 di quel mese, una parte consistente della popolazione saharawi fu costretta ad abbandonare la propria terra per sfuggire all’occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Si trattava in gran parte di anziani, donne, bambini e persone malate, in fuga da una situazione di crescente violenza e insicurezza.
Molti di loro trovarono rifugio in un’area desertica del Sahara Occidentale denominata Um Draiga, dove venne allestito un accampamento che arrivò a ospitare tra le 3.500 e le 4.000 persone. Proprio in quel luogo si consumò uno degli episodi più drammatici della storia recente del popolo saharawi.
L’aviazione del Regno del Marocco bombardò il campo utilizzando bombe al napalm e al fosforo bianco, armi il cui impiego contro civili è vietato dal diritto internazionale umanitario. Gli attacchi provocarono numerose vittime e decine di feriti gravi, molti dei quali riportarono ustioni devastanti.
A cinquant’anni da quella tragedia, il bombardamento di Um Draiga resta una pagina dolorosa e controversa, che per i saharawi rappresenta un crimine rimasto impunito. All’epoca, l’accaduto venne definito da diverse fonti come un atto di genocidio contro il popolo saharawi.
Oggi, nel ricordo delle vittime, la memoria di Um Draiga continua a essere un simbolo di sofferenza, resilienza e rivendicazione di giustizia per il popolo saharawi.
