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Gli esperti ONU sollecitano il Marocco sulle condizioni di detenzione del difensore saharawi Mohamed Embarek Lefkir



Ginevra, 21 gennaio 2026 – La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Mary Lawlor, insieme ad altri esperti ONU, ha invitato il Marocco ad affrontare con urgenza il grave deterioramento delle condizioni di salute del difensore dei diritti umani saharawi Mohamed Embarek Lefkir, esprimendo profonda preoccupazione per le dure condizioni di detenzione, la mancanza di cure mediche adeguate e le restrizioni alle visite familiari.

«Esprimiamo la nostra preoccupazione in merito alle accuse di dure condizioni di detenzione del signor Lefkir e alla mancanza di cure mediche adeguate», si legge in una comunicazione inviata al governo marocchino nel novembre scorso e resa pubblica martedì.

Secondo il documento, Mohamed Embarek Lefkir è stato trasferito il 21 gennaio 2021 dal carcere locale di Ait Melloul a quello di Tan-Tan, nel sud del Marocco. Dal suo arrivo in questa struttura, il difensore saharawi sarebbe stato sottoposto a un regime di isolamento totale e privato dell’accesso alle cure mediche, nonostante le ripetute denunce presentate dalla sua famiglia.

Gli esperti riferiscono che nell’agosto 2025 le sue condizioni di salute sono peggiorate sensibilmente, ma il direttore del carcere avrebbe negato l’autorizzazione a visite mediche specialistiche e a cure adeguate. I farmaci somministrati in carcere, inoltre, erano confezionati in carta bianca anonima, privi di etichette o indicazioni cliniche, una circostanza che «solleva serie preoccupazioni sulla loro natura e sicurezza», hanno sottolineato gli esperti ONU.

Un mese dopo, il peggioramento dello stato di salute di Lefkir ha reso necessario il suo trasferimento in ospedale. Tuttavia, secondo la comunicazione, egli non avrebbe ricevuto «né una diagnosi corretta né cure appropriate». La famiglia, inoltre, non sarebbe mai stata informata ufficialmente del ricovero. Gli esperti hanno anche osservato che il difensore saharawi non beneficia di visite familiari regolari a causa delle «severe restrizioni imposte al suo regime di detenzione».

La comunicazione evidenzia inoltre la «profonda preoccupazione per la condanna e la continua detenzione di difensori dei diritti umani, tra cui il signor Lefkir», in relazione alla loro partecipazione alle manifestazioni a sostegno dei diritti del popolo saharawi nel campo di Gdeim Izik. Secondo gli esperti, durante la detenzione i prigionieri sarebbero stati sottoposti a varie forme di tortura e trattamenti crudeli, inumani e degradanti, tra cui minacce, insulti, schiaffi e gravi percosse.

Tali pratiche, avvertono gli esperti ONU, «potrebbero costituire una violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR)», entrambi ratificati dal Marocco il 3 maggio 1979. Esse risultano inoltre incompatibili con le Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri, note come Regole Nelson Mandela.

Gli esperti ricordano infine che nel 2023 il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha concluso che la detenzione di 18 persone arrestate durante lo smantellamento del campo di Gdeim Izik, tra cui Mohamed Embarek Lefkir, è stata qualificata come «arbitraria». Analoghe preoccupazioni sul trattamento dei difensori dei diritti umani in Marocco sono state espresse in precedenti comunicazioni delle procedure speciali del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare negli ultimi cinque anni.

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