Sahara occidentale, 16 gennaio 2026 – Il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Saharawi nel Sahara Occidentale (CODESA) ha condannato con fermezza l’espulsione, avvenuta martedì, di una missione spagnola di osservazione dei diritti umani da parte delle autorità di occupazione marocchine, definendola una grave e flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani.
Secondo il CODESA, le autorità marocchine hanno impedito ai membri della missione di sbarcare da un aereo appena atterrato all’aeroporto di El Aaiún, nei territori saharawi occupati, procedendo immediatamente alla loro espulsione.
La delegazione era composta da Carmelo Ramírez, consigliere per la cooperazione istituzionale e la solidarietà internazionale del Cabildo di Gran Canaria, dalla deputata di Podemos Noemí Santana Perera e da Fernando Ruiz Pérez, segretario per la comunicazione di Podemos Canarias.
In una dichiarazione ufficiale, il CODESA ha affermato che tale decisione si inserisce in una “politica sistematica perseguita dalla potenza occupante marocchina volta a impedire qualsiasi forma di monitoraggio internazionale indipendente della situazione dei diritti umani nel Sahara occidentale”, in palese violazione dell’articolo 55 della Carta delle Nazioni Unite e degli obblighi internazionali relativi alla protezione dei difensori dei diritti umani, alla libertà di movimento e al diritto di svolgere missioni di accertamento dei fatti.
Il Collettivo ha ricordato che, da anni, il Marocco espelle o vieta l’accesso ai territori occupati a delegazioni di difensori dei diritti umani, sindacalisti, parlamentari, rappresentanti dei media, studenti e ricercatori, nel tentativo di occultare le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate contro la popolazione civile saharawi.
Particolare preoccupazione è stata espressa per il persistente rifiuto di consentire l’ingresso all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a cui viene impedito di visitare il Sahara occidentale per il decimo anno consecutivo. Secondo il CODESA, questa situazione costituisce una sfida aperta alle decisioni e alle raccomandazioni delle Nazioni Unite, oltre a rappresentare una violazione sistematica del principio di monitoraggio internazionale e di protezione delle popolazioni civili sotto occupazione.
Di fronte a tali violazioni, il CODESA ritiene la potenza occupante marocchina pienamente responsabile della chiusura del territorio agli osservatori internazionali e invita le Nazioni Unite, l’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani e il Parlamento europeo a intervenire con urgenza per porre fine a questa situazione.
Il Collettivo ha inoltre sollecitato che la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) venga dotata di un meccanismo permanente e indipendente per il monitoraggio e la protezione dei diritti umani nel territorio, ribadendo al contempo il rispetto del diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione, in conformità con la legalità internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite.
“Tali pratiche repressive non scoraggeranno i difensori dei diritti umani né gli attivisti della solidarietà internazionale dal continuare a far emergere la verità”, ha concluso il CODESA, sottolineando che “la chiusura del territorio non potrà nascondere la sofferenza del popolo saharawi né compromettere la legittimità della sua giusta causa”.
