New York, 10 ottobre 2025 — Nel corso dei lavori della Quarta Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dedicata alle politiche di decolonizzazione, Simone Bolognesi, delegato della Rete Saharawi e presidente dell’associazione CittàVisibili APS, ha preso la parola giovedì 9 ottobre per denunciare le persistenti violazioni del diritto all’autodeterminazione del Popolo Saharawi e lo sfruttamento illegittimo delle risorse naturali del Sahara Occidentale.
“È giunto il momento di scegliere: stare dalla parte della legalità, della giustizia e della dignità dei popoli, oppure continuare ad alimentare un sistema di complicità e di ingiustizia”, ha dichiarato Bolognesi nel suo intervento.
Un popolo privato della propria terra e dei propri diritti:
“Dal 1975 i Saharawi combattono con la diplomazia per vedere riconosciuto il loro diritto all’autodeterminazione — ha ricordato Bolognesi — ma nonostante le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite e le sentenze della Corte di Giustizia Europea, la comunità internazionale continua a rimanere inerte, prigioniera di silenzi e complicità.”
La posizione della Rete Saharawi:
Inoltre, la giurisprudenza europea ha stabilito in modo inequivocabile — a partire dalla sentenza del 2016 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, confermata da successive decisioni nel 2021 e nel 2024 — che il Sahara Occidentale è un territorio “distinto e separato” dal Marocco e che nessun accordo commerciale o di pesca può essere applicato a quel territorio senza il consenso del legittimo rappresentante del Popolo Saharawi, il Fronte Polisario.
Una richiesta di responsabilità concreta alle Nazioni Unite:
Nonostante questo quadro giuridico chiaro, ha denunciato Bolognesi, prosegue lo sfruttamento illegittimo di fosfati, risorse ittiche e prodotti agricoli provenienti dal Sahara Occidentale, con il coinvolgimento di numerose imprese europee e multinazionali.
Per questo, la Rete Saharawi ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere un ruolo attivo e vincolante, proponendo misure concrete:
- Escludere i territori non autonomi da ogni accordo commerciale o economico privo del consenso dei popoli interessati;
- Creare un Registro internazionale dei rappresentanti legittimati a fornire il consenso per le attività economiche nei territori occupati;
- Introdurre obblighi di trasparenza, etichettatura e tracciabilità per i prodotti provenienti dal Sahara Occidentale;
- Prevedere sanzioni politiche ed economiche contro chi viola tali principi.
Un appello alla coscienza della comunità internazionale:
“Le ricchezze del Sahara Occidentale — ha concluso Bolognesi — continuano a finanziare un’occupazione illegittima che si alimenta del silenzio e della complicità della comunità internazionale. È tempo di restituire voce e dignità a un popolo che da mezzo secolo chiede solo una cosa: poter decidere liberamente del proprio futuro.”
Con parole ferme e rispettose, la Rete Saharawi ha ricordato alle Nazioni Unite che la decolonizzazione del Sahara Occidentale è ancora un dovere incompiuto, e che il principio di autodeterminazione non può restare una promessa disattesa.
