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27 febbraio 1976: la proclamazione della RASD, atto fondativo della sovranità saharawi



Sahara Occidentale, 26 febbraio 2026 – Il 27 febbraio ricorre l’anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), dichiarata nel 1976 dal Fronte Polisario in risposta all’occupazione del Sahara Occidentale. Una data che rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia contemporanea della regione e che continua a segnare il percorso politico e identitario del popolo saharawi.

Il 27 febbraio 1976, all’indomani del ritiro dell’ultimo contingente spagnolo dal territorio, la leadership saharawi proclamò la nascita di uno Stato indipendente, rivendicando il diritto all’autodeterminazione sancito dal diritto internazionale. Con parole rimaste nella memoria collettiva – «In nome di Dio, oggi issiamo la bandiera della Repubblica Democratica Araba Saharawi» – El Uali Mustafa Sayed annunciò ufficialmente la costituzione dello Stato saharawi, affermando la sovranità del popolo sul proprio territorio.

Il contesto storico: dagli Accordi di Madrid all’esilio:

La proclamazione avvenne in un quadro geopolitico complesso. Gli Accordi di Madrid del 1975 avevano sancito la spartizione del Sahara Occidentale tra Marocco e Mauritania senza la consultazione della popolazione locale, aprendo la strada all’occupazione militare e a un massiccio esodo di civili verso l’Algeria.

In assenza di un processo di decolonizzazione conforme alle risoluzioni dell’ONU – in particolare la Risoluzione 1514 sull’indipendenza dei popoli coloniali – la leadership saharawi ritenne necessario proclamare uno Stato sovrano per tutelare l’integrità territoriale e il diritto all’autodeterminazione. El Uali Mustafa Sayed, primo Presidente della RASD, denunciò il ritiro della Spagna come un abbandono delle proprie responsabilità storiche, mettendo in guardia contro le ambizioni espansionistiche dei Paesi confinanti.

La proclamazione a Bir Lehlu e il sostegno internazionale:

La cerimonia si svolse a Bir Lehlu, località simbolica scelta come luogo della nascita del nuovo Stato. Nonostante le difficoltà legate allo sfollamento della popolazione e alla scarsità di mezzi, il Fronte Polisario organizzò un evento che segnò l’avvio di una nuova fase politica e istituzionale.

Nei mesi precedenti, dirigenti saharawi – tra cui Brahim Ghali, oggi Segretario Generale del Polisario e Presidente della RASD – avevano avviato missioni diplomatiche in diverse capitali per ottenere riconoscimenti e sostegno politico. Alla cerimonia parteciparono delegazioni di Paesi amici e osservatori internazionali.

Il 29 febbraio 1976, il Consiglio dei Ministri dell’allora Organizzazione dell'Unità Africana riconobbe il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza. Nei mesi successivi, numerosi Stati africani e non solo accordarono il proprio riconoscimento alla RASD, segnando i primi successi diplomatici del nuovo Stato.

Un atto fondativo ancora al centro del dibattito:

La proclamazione della RASD rappresentò una rottura definitiva con il sistema coloniale e un atto di affermazione della volontà popolare saharawi. Essa consolidò l’unità nazionale attorno al Fronte Polisario, favorì l’organizzazione politico-amministrativa nei campi profughi e pose le basi di un progetto statale che continua a rivendicare legittimità sul piano internazionale.

A distanza di quasi cinque decenni, il 27 febbraio resta una data simbolica per il popolo saharawi: un atto fondativo di sovranità e autodeterminazione che richiama la comunità internazionale alla responsabilità di promuovere una soluzione giusta, pacifica e conforme al diritto internazionale, affinché il popolo saharawi possa decidere liberamente del proprio futuro.

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