Roma, 26 febbraio 2026 – Il 27 febbraio ricorrerà il cinquantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), dichiarata in esilio nel 1976. A mezzo secolo da quell’atto, la questione del Sahara Occidentale torna al centro del dibattito parlamentare italiano grazie all’intervento in Aula del 24 febbraio dell’On. Stefano Vaccari, che ha invitato Governo e Parlamento ad assumere una posizione chiara e coerente con il diritto internazionale, ribadendo il sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
Cinquant’anni tra esilio e divisione:
La RASD fu proclamata il 27 febbraio 1976, all’indomani dell’occupazione del territorio da parte del Marocco. Da allora, decine di migliaia di saharawi vivono nei campi profughi nel sud-ovest dell’Algeria, in condizioni rese sempre più difficili dalla progressiva riduzione degli aiuti internazionali.
Il Sahara Occidentale resta diviso da un muro lungo oltre 2.700 chilometri, una barriera fortificata e circondata da milioni di mine antiuomo. Non si tratta solo di una linea di separazione geografica, ma del simbolo di una frattura politica e umana che perdura da mezzo secolo.
Nonostante le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite che riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, il referendum previsto dal piano di pace non è mai stato celebrato. La missione ONU MINURSO, istituita nel 1991 con il compito di organizzare la consultazione, non ha finora raggiunto l’obiettivo per cui era stata creata.
Crisi umanitaria e diritti umani
Nei campi profughi la situazione umanitaria continua a deteriorarsi. I tagli al Programma Alimentare Mondiale (PAM) e la contrazione dei finanziamenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) incidono pesantemente sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie, con effetti particolarmente gravi su donne e bambini.
Parallelamente, nei territori sotto controllo marocchino, organizzazioni internazionali come Amnesty International continuano a denunciare restrizioni delle libertà fondamentali e violazioni dei diritti umani. L’assenza di prospettive politiche ed economiche alimenta frustrazione e incertezza, soprattutto tra le giovani generazioni.
Il nodo dei rapporti tra UE e Marocco:
Un passaggio centrale dell’intervento parlamentare ha riguardato gli accordi commerciali tra Unione Europea e Marocco che includono risorse provenienti dal Sahara Occidentale. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha più volte ribadito che il Sahara Occidentale è un territorio distinto e separato dal Marocco e che il Fronte Polisario è il legittimo rappresentante del popolo saharawi.
Secondo Vaccari, tali pronunciamenti giuridici impongono una riflessione coerente anche da parte dell’Italia, affinché il rispetto del diritto internazionale resti un punto fermo dell’azione politica ed economica del Paese.
Il rischio di soluzioni unilaterali:
Nel contesto internazionale attuale, segnato da conflitti e crescenti tensioni geopolitiche, il deputato ha espresso preoccupazione per il rischio di soluzioni unilaterali, come l’ipotesi di un’autonomia sotto sovranità marocchina, che potrebbe svuotare definitivamente la prospettiva referendaria prevista dalle Nazioni Unite.
L’Italia – è stato ricordato in Aula – ha storicamente sostenuto il piano di pace dell’ONU e il principio di autodeterminazione dei popoli. Per questo è stata sollecitata la discussione della mozione depositata in Commissione Esteri nel 2023, affinché il Parlamento possa esprimere in modo chiaro e trasparente la posizione del nostro Paese.
Un anniversario che interpella la comunità internazionale:
Il 27 febbraio 2026 segnerà dunque il cinquantesimo anniversario della proclamazione della RASD: mezzo secolo di attesa per un popolo diviso tra esilio e occupazione.
L’intervento alla Camera rappresenta un richiamo politico e morale affinché l’Italia, nel quadro delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, contribuisca attivamente alla ricerca di una soluzione politica giusta, duratura e conforme al diritto internazionale.
Cinquant’anni dopo la proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, il messaggio emerso dal Parlamento è netto: il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi non può essere ulteriormente rinviato.
