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Marocco: oltre 300 osservatori internazionali espulsi dal Sahara Occidentale per occultare le violazioni dei diritti umani



Sahara occidentale, 1 settembre 2025 – Il numero di osservatori internazionali, parlamentari, giornalisti e attivisti per i diritti umani espulsi dalle autorità di occupazione marocchine dal Sahara Occidentale è salito a 327 dal 2014 al 24 agosto 2025. L’ultimo episodio risale a domenica scorsa, con l’espulsione di due membri dell’organizzazione International Nonviolence, colpevoli di voler documentare le violazioni commesse contro la popolazione saharawi.

Una dichiarazione congiunta dell’Associazione per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine e dell’Associazione francese per l’amicizia e la solidarietà con i popoli dell’Africa denuncia che solo dall’inizio di quest’anno sono stati espulsi 27 osservatori stranieri, tra cui parlamentari, attivisti, giornalisti e sindacalisti. Si tratta, sottolineano, di una strategia mirata a rafforzare il blocco imposto sul territorio saharawi occupato.

Secondo le stesse fonti, dal 2014 il Marocco vieta sistematicamente l’accesso a osservatori esterni, inclusi avvocati e rappresentanti di ONG internazionali. I 327 espulsi provenivano da 21 paesi diversi, segno di un isolamento crescente.

La dichiarazione evidenzia inoltre che, negli ultimi anni, sette organizzazioni internazionali per i diritti umani si sono viste vietare l’ingresso nei territori occupati, a conferma della volontà marocchina di “oscurare i crimini e nascondere la verità sulle violazioni e sullo sfruttamento delle risorse naturali saharawi”.

Intervistata dall’APS, Hassanna Douihi, membro dell’Associazione per la protezione dei prigionieri saharawi, ha denunciato lo stato di “assedio militare e mediatico” imposto dall’occupazione, ricordando la recente deportazione di due attivisti internazionali, uno statunitense e uno portoghese, giunti a El Aaiún per incontrare la popolazione saharawi.

Douaihi ha ribadito che l’esclusione degli osservatori “fa parte di una politica sistematica volta a impedire che il mondo conosca la realtà sul terreno”. Ha inoltre richiamato l’attenzione sull’ultimo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite, che denuncia l’assenza di un monitoraggio indipendente dal 2015, quando il Marocco ha vietato l’accesso all’Alto Commissariato ONU per i diritti umani.

“Il Marocco insiste nel mantenere la regione isolata, sotto assedio militare e mediatico, per continuare a commettere crimini lontano dagli occhi della stampa e della comunità internazionale”, ha concluso l’attivista.

Nonostante queste restrizioni, il portavoce ha ricordato che il sostegno internazionale al popolo saharawi è in crescita: parlamentari, giornalisti e attivisti di tutto il mondo continuano a esprimere solidarietà e a reclamare una soluzione giusta e duratura al conflitto, fondata sul diritto all’autodeterminazione del Sahara Occidentale.

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