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ONU: Il Comitato contro la tortura richiama il Marocco sul caso del prigioniero politico saharawi Mohamed Bani



Ginevra, 17 settembre 2025 Nella sua 76ª sessione, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha riaffermato la propria intenzione di proseguire l’esame del caso del prigioniero politico saharawi Mohamed Bani, membro del gruppo di Gdeim Izik, sottolineando le gravi violazioni commesse dalle autorità marocchine e il mancato rispetto delle decisioni del Comitato.

Il rapporto ha evidenziato il persistente rifiuto di Rabat di applicare la decisione n. 999/2020, con la quale l’organismo delle Nazioni Unite aveva accolto la denuncia presentata dall’avvocata Ingrid Mitton, che documentava torture e maltrattamenti subiti da Bani durante la sua detenzione.

Il Comitato ha esortato il Marocco ad aprire un’indagine imparziale e approfondita sui casi di tortura, conformemente agli articoli 12 e 13 della Convenzione contro la tortura, e nel rispetto delle linee guida del Protocollo di Istanbul. Ha inoltre ribadito la necessità di assicurare alla giustizia i responsabili, garantire un risarcimento equo al detenuto e alla sua famiglia, e soprattutto assicurare la piena riabilitazione della vittima.

Il documento richiama anche l’obbligo per lo Stato parte di astenersi da ogni forma di pressione, intimidazione o ritorsione nei confronti del detenuto, avvertendo che in caso contrario il Marocco violerebbe il principio di cooperazione in buona fede previsto dalla Convenzione.

Preoccupazioni per la salute di Mohamed Bani:

Il Comitato ha inoltre espresso forte preoccupazione per le condizioni di salute di Mohamed Bani, invitando le autorità marocchine a permettergli di ricevere visite mediche indipendenti e a garantirgli cure adeguate. Bani soffre infatti di ipertensione, problemi renali e allergie, ma – secondo la sua difesa – non riceve trattamenti appropriati. L’amministrazione penitenziaria si limita a somministrare indistintamente gli stessi antidolorifici a tutti i detenuti, aggravando così il suo stato di salute.

Secondo la denuncia dell’avvocata, le condizioni fisiche e psicologiche del prigioniero politico sono peggiorate a causa della mancanza di cure, delle intimidazioni e delle minacce subite in isolamento, durante le telefonate o nelle visite con i familiari.

Appelli della società civile:

L’Associazione per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine, co-firmataria della denuncia, ha attribuito alle autorità marocchine la piena responsabilità per il deterioramento della salute di Bani, chiedendone l’immediata e incondizionata liberazione.

L’organizzazione ha inoltre sollecitato la comunità internazionale e gli Stati parte della Convenzione contro la tortura a vigilare sull’attuazione da parte del Marocco della decisione n. 999/2020 e delle altre risoluzioni riguardanti i detenuti del gruppo di Gdeim Izik, vittime di processi contestati e di violazioni sistematiche dei diritti umani.

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