Ginevra, 11 settembre 2025 — In un incisivo intervento al Palazzo delle Nazioni Unite, il professor Mads Andenas, ex presidente del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, ha richiamato l'attenzione sulla cruciale dimensione giuridica e dei diritti umani del conflitto in Sahara occidentale. La sua dichiarazione, pronunciata durante un panel intitolato "Nessuna difesa consentita: il crimine di essere saharawi", ha sottolineato la difficile situazione dei prigionieri politici e la centralità del diritto all'autodeterminazione per il popolo saharawi.
Tre pilastri per la giustizia:
Durante il suo discorso, il professor Andenas ha identificato tre dimensioni interconnesse della lotta legale: l'accertamento dei fatti, il chiarimento del diritto internazionale e il rispetto e l'applicazione delle norme. Ha evidenziato come questi processi siano indissolubilmente legati alle dinamiche politiche, specialmente all'interno delle Nazioni Unite, ma dipendano in modo significativo anche dal lavoro della società civile e di avvocati impegnati.
In questo contesto, Andenas ha lodato gli sforzi di figure come Gilles e Manuel Devers, che hanno contestato gli accordi commerciali tra l'Unione Europea e il Marocco, e Tone Sørfonn Moe, che ha portato all'attenzione delle Nazioni Unite casi individuali di vittime saharawi di tortura e detenzione arbitraria. Questi sforzi, ha spiegato, dimostrano che il diritto internazionale rimane un'àncora solida per il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, anche quando le alleanze politiche degli Stati mutano.
Un divario tra diritto e realtà:
Nel delineare le basi giuridiche del caso saharawi, Andenas ha richiamato il parere consultivo del 1975 della Corte internazionale di giustizia, che ha ribadito il principio di autodeterminazione per i territori non autonomi, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, ha sottolineato l'evidente divario tra il diritto internazionale e la sua applicazione pratica. A testimonianza di ciò, ha citato casi emblematici di difensori dei diritti umani come Hussein Amaadour e il giornalista Khatri Dadda, oltre al gruppo Gdeim Izik, tutti sottoposti a processi politicamente motivati, torture e lunghe condanne.
Nonostante il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite abbia ripetutamente dichiarato illegali queste detenzioni, le autorità marocchine si sono rifiutate di agire. Andenas ha evidenziato come i diritti umani e il diritto umanitario — in particolare i divieti di trasferimenti forzati di popolazione — rimangano strumenti sottoutilizzati ma essenziali per contrastare tali abusi.
Nuove prospettive legali in Europa e Africa:
Il professore ha poi evidenziato le opportunità legali e politiche che si stanno delineando in Europa e in Africa. Ha citato la sentenza del 2024 della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha bloccato l'inclusione del Sahara occidentale negli accordi commerciali e di pesca tra UE e Marocco. Ha inoltre menzionato la riaffermazione dell'autodeterminazione come obbligo erga omnes da parte della Corte africana dei diritti dell'uomo e dei popoli. Entrambe le sentenze, ha sostenuto, dimostrano che il diritto può concretamente influenzare i processi politici e rafforzare il consenso normativo a favore dei diritti del popolo saharawi.
Andenas ha concluso il suo intervento esortando a promuovere un nuovo parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia. Pur riconoscendo la complessità politica di una tale iniziativa, la ritiene un passo cruciale per riaffermare il ruolo del diritto internazionale nella risoluzione del conflitto. "La lotta saharawi poggia su solide basi giuridiche internazionali," ha affermato, "ma ciò che manca è il rispetto e la volontà politica di rendere effettivi questi diritti."
Il panel è stato organizzato da Front Line Defenders, dall'International Service for Human Rights e dalla Rafto Foundation, con il supporto della Missione Permanente del Sudafrica. Tra i partecipanti figuravano anche i difensori dei diritti umani saharawi Ibrahim Moussayih, Hassana Abba e Mahfoud Bechri.
