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Il Sahara Occidentale tra stallo e rischio: un monito per la stabilità regionale



Ginevra, 13 settembre 2025 – Oubi Bouchraya Bachir, rappresentante del Fronte Polisario in Svizzera e presso le organizzazioni internazionali a Ginevra, ha lanciato un serio avvertimento alla comunità internazionale: il persistente ritardo nella decolonizzazione del Sahara Occidentale sta mettendo a repentaglio la sicurezza e la stabilità dell'intera regione. Le sue dichiarazioni, rilasciate durante una recente conferenza internazionale a Ginevra, hanno sollevato preoccupazioni sulle ripercussioni che lo stallo del conflitto ha a diversi livelli: regionale, europeo e internazionale.

Impatto sull'integrazione regionale e le relazioni euro-mediterranee:

Secondo Oubi, il blocco del processo di decolonizzazione è la principale causa del fallimento dell'Unione del Maghreb arabo, un progetto di integrazione regionale che non riesce a decollare. A livello europeo, la perdurante crisi ha paralizzato le iniziative di partenariato tra le due sponde del Mediterraneo, avvelenando le relazioni tra i Paesi della regione e l'Europa. L'ambasciatrice ha inoltre accusato Rabat di ricorrere a un "ricatto" sistematico per influenzare la posizione dell'Unione Europea sulla questione del Sahara Occidentale.

La paralisi delle Nazioni Unite e il blocco del referendum:

Il diplomatico saharawi ha sottolineato l'incapacità delle Nazioni Unite di far rispettare le proprie risoluzioni e i principi della Carta. Nonostante l'80% del percorso verso una soluzione sia stato completato, compreso l'identificazione delle parti e l'accordo sulle fasi del processo, il referendum per l'autodeterminazione non è ancora stato indetto. Questioni non negoziabili, come il monitoraggio dei diritti umani e la protezione dei civili, sono continuamente bloccate dal veto marocchino.

Oubi ha criticato alcuni membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, accusandoli di cadere nella "trappola" del Marocco. Questo tentativo di guadagnare tempo per promuovere la proposta di un'autonomia interna, definita dall'ambasciatrice come una tesi incompatibile con il diritto all'autodeterminazione, è un ostacolo insormontabile. La domanda retorica posta dalla diplomatica è chiara: come può una forza occupante, che si oppone a qualsiasi controllo sui diritti umani, garantire un'autentica autonomia alla popolazione? Un simile scenario, ha detto, sarebbe solo "un invito aperto ai rifugiati e agli sfollati saharawi a tornare in una vasta prigione: le città occupate".

Il costo umano ed economico per il popolo marocchino:

Oubi ha anche evidenziato il pesante tributo che il popolo marocchino paga a causa di questo conflitto. L'opzione espansionistica del 1975 ha rafforzato un regime autoritario, utilizzando la narrazione di "unità territoriale" e "causa nazionale" per giustificare la repressione delle libertà e il soffocamento del dissenso. Giornalisti e attivisti che si discostano dalla linea ufficiale vengono perseguitati, e questo ha soffocato il dibattismo e la libertà di espressione nel Paese.

Oltre al costo umano, il diplomatico saharawi ha sottolineato l'alto prezzo economico del conflitto. L'esborso finanziario continuo ha impoverito il Marocco, come dimostrano i dati dell'Indice di Sviluppo Umano 2024, che lo colloca al 120° posto. La disoccupazione si attesta al 13%, la povertà multidimensionale al 42% e l'analfabetismo al 30%. Questi dati suggeriscono che il conflitto non è solo una questione politica, ma anche un fardello economico che impedisce lo sviluppo del Paese e delle condizioni di vita della sua popolazione.

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