Ginevra, 16 settembre 2025 - In una sessione cruciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, il rappresentante permanente della Tanzania, Abdallah Saleh Possi, ha rilasciato una dichiarazione incisiva a nome del Geneva Support Group for Western Sahara. L'intervento ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale sulla necessità di porre fine alla negazione del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, un diritto atteso da decenni.
Nel suo discorso, l'Ambasciatore Possi ha sottolineato il persistente divario tra gli impegni internazionali e la realtà sul campo, ricordando due eventi cardine del 1975:
- Il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, che ha stabilito che il Sahara occidentale non era una "terra nullius" e ha ribadito il diritto inalienabile all'autodeterminazione del popolo saharawi.
- La missione conoscitiva delle Nazioni Unite, che ha confermato il vasto sostegno del popolo saharawi per l'indipendenza e ha riconosciuto il Fronte Polisario come suo legittimo rappresentante.
Un processo di decolonizzazione incompiuto:
A mezzo secolo di distanza da questi eventi, il Geneva Support Group ha denunciato che il processo di decolonizzazione rimane incompleto, con gravi conseguenze per i diritti umani, la pace e la stabilità regionale. La dichiarazione ha evidenziato in particolare le seguenti criticità:
- Ostruzione al monitoraggio indipendente: Per il nono anno consecutivo, al Alto Commissariato per i Diritti Umani è stato negato l'accesso al Sahara Occidentale. Questa situazione, definita dal Segretario Generale delle Nazioni Unite come un ostacolo a una "valutazione accurata della situazione", è ulteriormente aggravata dall'esclusione di osservatori e organizzazioni internazionali e dalla repressione degli attivisti locali.
- MINURSO senza un mandato sui diritti umani: L'Ambasciatore Possi ha ricordato che la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), pur avendo il compito di organizzare un referendum sull'autodeterminazione, resta l'unica missione di pace dell'ONU sprovvista di una componente per il monitoraggio dei diritti umani.
- Repressione degli attivisti: La dichiarazione ha riportato l'allarmante aumento di molestie e intimidazioni contro gli attivisti saharawi. A marzo 2025, otto Relatori Speciali delle Nazioni Unite hanno documentato in una comunicazione congiunta una "continua campagna di repressione, discriminazione razziale e violenza" da parte del Marocco, citando 79 casi.
- Rappresaglie contro i prigionieri di Gdeim Izik: Il Gruppo ha denunciato che, nonostante la richiesta del Gruppo di lavoro dell'ONU sulla detenzione arbitraria per il rilascio dei prigionieri di Gdeim Izik, il Marocco non solo non ha ottemperato, ma ha sottoposto i prigionieri e le loro famiglie a rappresaglie per aver cooperato con i meccanismi dell'ONU.
Appello alla comunità internazionale:
In conclusione, il Geneva Support Group for Western Sahara ha lanciato un forte appello a tutti gli Stati e al Consiglio per i diritti umani affinché:
- Garantiscano la protezione dei difensori dei diritti umani saharawi e si oppongano a qualsiasi forma di rappresaglia.
- Chiedano al Marocco di porre fine alle pratiche discriminatorie.
- Sostengano il diritto internazionale lavorando per l'unica soluzione duratura: la piena realizzazione del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, compresa l'opzione dell'indipendenza.
La dichiarazione si è conclusa con l'affermazione che "il multilateralismo e il pieno rispetto del diritto internazionale restano indispensabili per raggiungere la pace, la giustizia e la stabilità nel Sahara Occidentale e nella regione più ampia".
