Bruxelles, 17 settembre 2025 — Nel cinquantesimo anniversario dell'occupazione illegale del Sahara Occidentale da parte del Marocco, due importanti organizzazioni hanno lanciato un appello congiunto per un'azione internazionale decisa. L'Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani nel mondo (ELDH) e il Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi (CODESA) hanno pubblicato una petizione che chiede la fine di "cinquant'anni di occupazione e saccheggio".
La petizione, rilasciata oggi, sollecita l'Unione Europea, i suoi Stati membri e le Nazioni Unite a rispettare il diritto internazionale e a dare seguito alle sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE), che ha più volte invalidato gli accordi commerciali relativi alle risorse naturali del Sahara Occidentale.
Il Contesto Storico e la Violazione dei Diritti:
Il Sahara Occidentale, citato nella petizione come "l'ultima colonia in Africa", è un territorio conteso da decenni. Dopo la fine del dominio coloniale spagnolo nel 1975, il Marocco ha invaso la regione, scatenando un conflitto con il movimento indipendentista saharawi, il Fronte Polisario. Sebbene un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite nel 1991 avesse promesso un referendum sull'autodeterminazione, il Marocco ha costantemente ostacolato il processo. Dal 2020, la guerra è ripresa, ma, come sottolinea la petizione, "la comunità internazionale rimane in gran parte in silenzio".
Le conseguenze di mezzo secolo di occupazione sono state devastanti. La petizione accusa il Marocco di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi detenzioni arbitrarie, omicidi, repressione del dissenso e l'uso di droni contro i civili. Attivisti e organizzazioni come CODESA sono regolarmente bersaglio di vessazioni.
La situazione umanitaria è altrettanto critica: circa metà della popolazione saharawi vive nei campi profughi in Algeria, in condizioni desertiche estreme, mentre il resto rimane sotto l'occupazione o in esilio.
Saccheggio Economico e Richieste Specifiche:
Oltre alle violazioni dei diritti umani, la petizione punta i riflettori sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali. Nonostante le chiare sentenze della CGUE, il Marocco continua a esportare fosfati, prodotti ittici e agricoli dal Sahara Occidentale. L'ELDH e il CODESA accusano le istituzioni e le aziende dell'UE di complicità in questo commercio illegale, sostenendo che i governi europei danno priorità agli interessi commerciali e geopolitici rispetto al diritto internazionale e ai diritti umani.
Per affrontare questa crisi, la petizione chiede azioni immediate e concrete:
- Far rispettare le sentenze della CGUE, bloccando il commercio delle risorse del Sahara Occidentale.
- Respingere il piano di autonomia del Marocco e sostenere il diritto a un referendum di autodeterminazione gestito dalle Nazioni Unite.
- Estendere il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO) per includere il monitoraggio dei diritti umani.
- Condannare l'uso dei droni contro i civili e garantire il rilascio dei prigionieri politici.
- Aumentare gli aiuti umanitari nei campi profughi.
- Collegare gli accordi commerciali UE-Marocco al rispetto dei diritti umani.
Il Dovere Morale e la Speranza:
Le due organizzazioni ribadiscono che l'UE ha un "dovere legale e morale" di agire. La petizione si conclude con un messaggio chiaro: "Il diritto internazionale è chiaro: il popolo saharawi ha diritto all'autodeterminazione e alla sovranità sulla propria terra e sulle proprie risorse".
Nonostante le difficoltà e gli interessi geopolitici che ritardano la giustizia, CODESA ed ELDH affermano che la solidarietà globale sta crescendo e che la lotta del popolo saharawi per la libertà continua. Sottolineano, in particolare, il ruolo centrale delle donne saharawi, che sostengono le comunità di rifugiati e guidano gli sforzi di resistenza.


