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50 anni di diritti negati nel Sahara Occidentale: Un appello alla comunità internazionale



Ginevra, 10 settembre 2025 - La sede del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra ha ospitato un'importante conferenza internazionale che ha acceso i riflettori su una questione spesso trascurata: "Cinquant'anni di ignoranza del diritto internazionale nel Sahara occidentale: costi e prospettive". L'evento, tenutosi a margine della 60ª sessione del Consiglio, ha riunito diplomatici, accademici e attivisti per i diritti umani per analizzare l'impatto dell'inazione internazionale sul popolo saharawi.

Organizzata dal Gruppo di Ginevra per il Sostegno al Sahara Occidentale in collaborazione con la rappresentanza del Fronte Polisario, la conferenza ha fornito una piattaforma cruciale per riesaminare il conflitto alla luce del diritto internazionale.


Un quadro giuridico inequivocabile ignorato:

Il fulcro della discussione è stato il 50° anniversario di due eventi storici del 1975: il Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia e la missione conoscitiva delle Nazioni Unite. Entrambi i documenti hanno stabilito in modo inequivocabile che il Sahara Occidentale non era una "terra nullius" e che il popolo saharawi ha un diritto inalienabile all'autodeterminazione, con il Fronte Polisario riconosciuto come suo legittimo rappresentante.

L'ambasciatore Abdallah S. Possi, Rappresentante Permanente della Tanzania presso le Nazioni Unite, ha sottolineato l'enorme costo di mezzo secolo di mancata attuazione di queste conclusioni, non solo per il popolo saharawi ma anche per la credibilità delle istituzioni internazionali.


Le violazioni dei diritti umani e l'occupazione prolungata:

Il professor Mads Andenes, esperto di diritto internazionale e già presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, ha evidenziato come il diritto all'autodeterminazione sia una norma imperativa (jus cogens) e un obbligo verso l'intera comunità internazionale (erga omnes). Andenes ha sottolineato che l'occupazione prolungata, l'annessione e il trasferimento di coloni, pur essendo violazioni evidenti, continuano a persistere. Ha inoltre messo in luce come le sentenze della Corte di Giustizia Europea, ottenute grazie al lavoro del Fronte Polisario, rafforzino ulteriormente gli obblighi giuridici degli Stati e delle aziende.

L'ambasciatore Oubi Bouchraya Bachir, rappresentante del Fronte Polisario, ha rincarato la dose, denunciando i costi umani, politici ed economici dell'inazione internazionale. Ha descritto le sofferenze del popolo saharawi, l'impatto negativo sull'economia marocchina e l'instabilità che il conflitto ha generato in tutta la regione del Maghreb, ostacolando anche l'azione di organizzazioni come l'Unione Africana e le Nazioni Unite.


Lo sfruttamento economico e il "greenwashing dell'occupazione":

Un'altra grave violazione discussa alla conferenza riguarda il saccheggio delle risorse naturali del Sahara Occidentale. Erik Hagen, fondatore di Western Sahara Resource Watch, ha spiegato che oltre 50 aziende, soprattutto europee, operano illegalmente nel territorio occupato. Ha criticato il fenomeno del "greenwashing dell'occupazione", dove le certificazioni ambientali e gli standard ESG (Ambientali, Sociali e di Governance) vengono usati per mascherare la complicità nello sfruttamento.

Hagen ha ribadito che il cosiddetto "sviluppo economico marocchino" nella regione non è altro che un saccheggio sistematico che viola il diritto del popolo saharawi di beneficiare delle proprie risorse.


Un appello per il futuro:

In conclusione, la conferenza ha inviato un messaggio forte e chiaro alla comunità internazionale. A cinquant'anni dal parere della CIG, il disprezzo per il diritto internazionale nel Sahara Occidentale non solo aggrava le sofferenze del popolo saharawi ma rappresenta anche una minaccia per la pace e la stabilità regionale.

La sola soluzione sostenibile, come ribadito da tutti i relatori, rimane la piena attuazione del diritto inalienabile all'autodeterminazione e all'indipendenza del popolo saharawi.

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