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Sahara occidentale: espulsi due attivisti internazionali per i diritti umani a El Aaiún



Sahara occidentale, 26 agosto 2025 – Il Meccanismo di coordinamento della lotta (Sezione di El Aaiún), che riunisce diverse ONG saharawi attive nelle zone occupate, ha condannato fermamente la decisione delle autorità marocchine di impedire l’ingresso in città a due attiviste straniere per i diritti umani.

In una dichiarazione ufficiale, il Meccanismo ha denunciato “un atto codardo che riflette la volontà dell’occupazione di soffocare tutte le voci libere e impedire che la realtà del Sahara Occidentale occupato venga conosciuta”.

L’organismo ha inoltre sottolineato che tale comportamento “rivela il timore del regime marocchino che emerga la verità sul popolo saharawi e sulla sua ferma resistenza contro la repressione”. Per questo motivo ha rivolto un appello urgente alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e alle agenzie delle Nazioni Unite affinché intervengano per:

- porre fine alle pratiche repressive,

- garantire piena libertà e trasparenza alle delegazioni internazionali,

- assicurare la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici saharawi, in particolare del gruppo di Gdim Izik.

La dichiarazione ha inoltre evidenziato che “ciò che hanno subito le due attiviste è lo stesso destino riservato ai prigionieri politici saharawi, come i membri del gruppo Akdim Izik e gli Studenti Saharawi, condannati arbitrariamente – in molti casi all’ergastolo – e costretti a condizioni disumane”. È stato ricordato in particolare il caso di Mohamed Enkeikiz, detenuto nella prigione di Tawarta, a Dakhla occupata, dove affronta trattamenti degradanti e gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Deportazione delle attiviste statunitensi:

Secondo fonti di Equipe Media (24 agosto 2025), le due attiviste statunitensi Bianca Peracchi Afonso e Ilaf Hassan Qassem, appartenenti all’organizzazione Nonviolence International, sono state deportate giovedì dalle autorità di occupazione marocchine subito dopo il loro arrivo all’aeroporto di El Aaiún su un volo da Las Palmas (Isole Canarie).

Le due difensore dei diritti umani erano già state nei territori occupati nei giorni precedenti, precisamente a Dakhla, dove dal 19 al 23 agosto avevano tenuto incontri clandestini con attivisti saharawi e vittime di violazioni dei diritti umani. Durante tali riunioni, organizzate in condizioni di stretta sorveglianza, hanno raccolto testimonianze su:

- repressione politica e persecuzioni,

- situazione dei prigionieri saharawi detenuti nelle carceri marocchine,

- esclusione sociale ed economica della popolazione saharawi a Dakhla.

Il loro allontanamento da El Aaiún è avvenuto nel momento in cui intendevano proseguire la missione di monitoraggio in un’altra parte del territorio. Sbarcate da un volo Binter Canarias, è stato loro negato l’ingresso e sono state costrette a rientrare immediatamente.

Una politica sistematica di espulsioni:

L’espulsione delle due attiviste segue una serie di episodi simili. Solo lo scorso 8 luglio, tre cittadini spagnoli – Óscar Allende, la giornalista Leonor Suárez e l’attivista Raúl Conde – erano stati arrestati, maltrattati e successivamente deportati da Agadir alla Spagna.

Questi episodi, sottolineano le ONG locali, confermano la strategia delle autorità marocchine di imporre un rigido blackout mediatico e di monitoraggio internazionale sul Sahara Occidentale. Giornalisti, osservatori indipendenti e difensori dei diritti umani vengono sistematicamente respinti o espulsi, con l’obiettivo di impedire che emergano testimonianze dirette sulle violazioni nei territori occupati.

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