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Sahara Occidentale, CODESA denuncia la repressione marocchina



Sahara occidentale, 28 agosto 2025 – Il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Sahrawi nel Sahara Occidentale (CODESA) ha alzato la voce per condannare la persistente repressione attuata dalle autorità di occupazione marocchine contro gli attivisti saharawi e le loro famiglie. L'organizzazione ha rinnovato il suo appello affinché vengano interrotte le politiche di ritorsione e assedio e venga garantito il rispetto dei diritti umani fondamentali del popolo saharawi, con particolare riferimento al diritto all'autodeterminazione.

In un comunicato, il CODESA ha denunciato il continuo accanimento delle forze di occupazione marocchine contro gli attivisti per i diritti umani e i loro familiari, a causa della loro posizione contraria all'occupazione e delle loro richieste di libertà e indipendenza. Il comunicato ha inoltre sottolineato come le autorità marocchine continuino a negare l'accesso agli osservatori internazionali, nel tentativo di nascondere i crimini e le violazioni commesse nella regione.

A titolo di esempio, il CODESA ha menzionato le violenze e le molestie subite da alcuni dei suoi membri, tra cui il giornalista Hassan Zarouali e la famiglia del defunto attivista Brahim Sabbar, scomparso di recente.

Nel dettaglio, l'organizzazione ha riportato che le forze di occupazione marocchine, dopo aver circondato il cimitero in occasione del funerale di Sabbar lo scorso 14 agosto per impedire l'accesso a familiari e parenti, hanno imposto una stretta sorveglianza sulla casa della famiglia, monitorando e tracciando chiunque si presentasse per porgere le condoglianze. Sono stati anche segnalati arresti di diversi attivisti saharawi a un posto di blocco di sicurezza.

Vale la pena ricordare la figura di Brahim Sabbar, che fu una delle vittime di rapimenti e sparizioni forzate nel Sahara Occidentale occupato, trascorrendo dieci anni come persona scomparsa. Nonostante ciò, una volta tornato, continuò il suo impegno come un importante attivista per i diritti umani, venendo nuovamente arrestato nel 2006. Sabbar è rimasto fedele ai suoi principi fino alla sua morte.

Il CODESA ha condannato "fermamente" queste pratiche ritorsive, ritenendo le forze di occupazione marocchine pienamente responsabili di queste violazioni. Tali azioni, secondo l'organizzazione, rappresentano "un'ulteriore prova della politica in corso di repressione dei difensori saharawi e delle loro famiglie".

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