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Saccheggio ambientale nel Sahara Occidentale: 80 tonnellate di pesce sprecate a Dakhla



Sahara occidentale, 5 agosto 2025 - Un grave crimine ambientale è stato denunciato dall'Osservatorio Saharawi per il monitoraggio delle risorse naturali e la protezione ambientale (SONREP). Circa 80 tonnellate di pesce corvina sono state gettate in mare al largo delle coste di Dakhla nel Sahara occidentale occupato, una pratica definita dall'Osservatorio come un "grave crimine ambientale" e un "palese fallimento nella gestione delle risorse marine".

Secondo l'Osservatorio, il pesce sarebbe stato catturato accidentalmente durante operazioni di pesca non selettive, ovvero attività che non mirano a una specie specifica, ma che raccolgono indiscriminate quantità di fauna marina. Questo comportamento rappresenta una chiara violazione delle normative sulla pesca sostenibile e testimonia l'assenza di un efficace controllo ambientale nella regione.

L'incidente è considerato una prova concreta di attività di pesca illegali, guidate da una logica di profitto immediato. L'Osservatorio Saharawi ritiene le autorità di occupazione marocchine pienamente responsabili dell'accaduto e delle sue conseguenze. L'organizzazione sottolinea come queste pratiche siano favorite da una realtà coloniale che nega al popolo Saharawi l'accesso alle proprie risorse naturali, i cui proventi vengono invece monopolizzati da reti economiche e aziende che operano sotto la protezione dell'occupazione.

Per far luce su questo grave episodio e prevenire futuri abusi, l'Osservatorio ha lanciato un appello per un'indagine internazionale indipendente e trasparente. Inoltre, ha richiesto l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio internazionale per le attività di pesca nelle acque saharawi.

Le organizzazioni ambientaliste globali, tra cui il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, sono state invitate a intervenire con urgenza per proteggere gli ecosistemi marini a rischio. L'Osservatorio ha concluso la sua dichiarazione avvertendo che qualsiasi attività economica intrapresa senza il consenso del popolo Saharawi è da considerarsi "illegale e immorale", ribadendo il proprio impegno a continuare a documentare e denunciare le politiche di "saccheggio ambientale ed economico sistematico" nella regione.

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