Rabat, 5 agosto 2025 – Un silenzio diplomatico carico di significati ha segnato la celebrazione della Festa nazionale del Canada presso la sua ambasciata in Marocco. In controtendenza rispetto al protocollo abituale, nessun rappresentante di rilievo del governo marocchino ha preso parte all’evento, lasciando l’ambasciatrice canadese Isabelle Valois sola a presiedere la cerimonia.
L'assenza è stata notata e sottolineata da Africa Intelligence, e appare come un chiaro segnale delle tensioni crescenti tra Rabat e Ottawa. Tradizionalmente, il Marocco invia ministri o alte cariche istituzionali alle celebrazioni delle ambasciate straniere, come segno di rispetto e vicinanza diplomatica. Così non è stato, invece, per il Canada.
Alla radice del gelo diplomatico vi è la posizione ferma del governo canadese sul conflitto del Sahara Occidentale. Ottawa continua a sostenere il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite, che prevedono un referendum per decidere il futuro del territorio. Una posizione che il Marocco considera ostile, perché contrasta con il suo piano di autonomia e la pretesa sovranità sull'ex colonia spagnola.
Una lunga tensione diplomatica:
Il malcontento marocchino non è una novità. Già nel 2022, in occasione del 49° anniversario della Marcia Verde, Re Mohammed VI aveva dichiarato che la questione del Sahara Occidentale sarebbe diventata "il centro d'azione della diplomazia marocchina", inviando lettere ai principali governi occidentali – incluso quello canadese – per sollecitare un allineamento alla posizione del regno. Ma nessun cambiamento era seguito.
Nel primo trimestre del 2025, poco prima delle dimissioni di Justin Trudeau, il sovrano marocchino aveva scritto un’ulteriore lettera al primo ministro canadese per invitarlo a rivedere la posizione ufficiale sul dossier saharawi. Tuttavia, con la nomina di Mark Carney a capo del nuovo governo, la linea diplomatica di Ottawa è rimasta invariata.
Unico elemento ambiguo è arrivato nel giugno 2024, quando le autorità canadesi hanno dichiarato che avrebbero autorizzato gli investimenti delle proprie aziende nel Sahara Occidentale, pur senza garantire copertura consolare. Una decisione che ha suscitato interpretazioni contrastanti, ma che non è bastata ad allentare le tensioni con Rabat.
Il doppio standard diplomatico:
Il contrasto con la partecipazione attiva del Marocco ad altre celebrazioni diplomatiche è evidente. Durante la Festa nazionale degli Stati Uniti, il governo marocchino ha partecipato con due ministri di peso: Leila Benali (Transizione Energetica) e Abdessamad Kayouh (Trasporti). Al consolato americano di Casablanca era presente il governatore Mohamed Mhidia.
Non meno significativa è stata la partecipazione di Nadia Fettah Alaoui, ministra dell’Economia, alle celebrazioni britanniche, avvenute poco dopo l’annuncio del sostegno ufficiale del Regno Unito alla proposta di autonomia marocchina per il Sahara Occidentale.
L’assenza alla festa canadese, dunque, non è un caso isolato ma un atto deliberato. Rappresenta un ulteriore episodio nel braccio di ferro diplomatico che contrappone le pressioni del Marocco alle posizioni di principio adottate da alcuni partner internazionali, come il Canada, in difesa del diritto internazionale e del popolo saharawi.
