Madrid, 28 agosto 2025 – Le associazioni spagnole di solidarietà con il popolo saharawi hanno ribadito l'urgente necessità di un impegno serio e risoluto da parte della Spagna, dell'Unione Europea e della comunità internazionale per porre fine all'occupazione illegale del Sahara Occidentale. La soluzione a questo conflitto, sostengono, risiede nel garantire al popolo saharawi il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza.
Questa posizione è stata espressa il 27 agosto in una dichiarazione congiunta dalle associazioni "Cantabria por el Sáhara" e "Alouda Cantabria", in concomitanza con la conclusione del programma estivo "Vacanze in Pace". Quest'anno, il progetto ha permesso a 69 bambini saharawi di trascorrere l'estate nella regione della Cantabria, offrendo loro un'importante opportunità di svago e crescita.
Il programma, coordinato con il Ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica Araba Saharawi Democratica e la rappresentanza del Fronte Polisario, ha visto l'ospitalità di 49 bambini, tra cui 14 con bisogni speciali, da parte dell'associazione "Cantabria per il Sahara Occidentale", mentre "Alouda Cantabria" ha accolto i restanti 20.
Durante il loro soggiorno, i bambini hanno partecipato a diverse attività culturali, ricreative ed educative. Queste esperienze sono state non solo momenti di gioia e apprendimento, ma hanno anche contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica spagnola sulla giusta causa del popolo saharawi.
Le associazioni hanno sottolineato che, sebbene la solidarietà popolare in Spagna rimanga un "solido muro" di sostegno, non può sostituire la responsabilità politica e storica dello Stato spagnolo e degli attori internazionali. A loro avviso, solo un'azione politica decisa può risolvere il conflitto e porre fine alla sofferenza di un popolo sotto occupazione.
Le famiglie spagnole che hanno accolto i bambini hanno espresso la loro profonda felicità, descrivendo l'esperienza come una preziosa occasione per riflettere i valori di solidarietà e di impegno umano. Questo gesto riflette una vicinanza concreta alla difficile situazione che il popolo saharawi affronta quotidianamente.
