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Guterres: Gravi violazioni dei diritti umani e crisi umanitaria nel Sahara Occidentale



New York (ONU), 25 agosto 2025 – Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel suo rapporto annuale sul Sahara Occidentale presentato durante l’80ª sessione dell’Assemblea Generale, ha denunciato le persistenti restrizioni dei diritti umani nei territori occupati e il peggioramento della crisi umanitaria che colpisce oltre 170.000 rifugiati saharawi nei campi di Tindouf, in Algeria.

Restrizioni sui diritti umani:

Il rapporto sottolinea che l’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR) non ha avuto accesso al Sahara Occidentale dal 2015, nonostante le richieste ripetute e le previsioni contenute nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, compresa la risoluzione 2756 (2024).

Secondo Guterres, questa mancanza di monitoraggio indipendente impedisce una valutazione reale della situazione. Viene denunciata la repressione sistematica delle proteste pacifiche, in particolare di quelle guidate da donne saharawi attiviste per i diritti umani. Sono state inoltre documentate restrizioni crescenti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica.

Il rapporto dedica spazio anche ai prigionieri politici del gruppo di Gdeim Izik, detenuti in carceri fuori dal territorio saharawi in condizioni dure, caratterizzate da isolamento, limitati contatti familiari e scarso accesso ai servizi medici. Viene segnalato inoltre almeno un decesso in custodia e casi di trattamenti discriminatori.

Lo sfruttamento delle risorse naturali:

Guterres richiama l’attenzione anche su una lettera inviata al Marocco dai meccanismi speciali ONU nel marzo 2025, che esprimeva preoccupazioni per i progetti di sviluppo costiero volti a trasformare il territorio, con acquisizioni forzate di terreni, distruzione di proprietà private e sfollamenti.

Secondo il rapporto, tali politiche si inseriscono nella strategia marocchina di cambiamento demografico ed economico del Sahara Occidentale e costituiscono un’estensione dell’occupazione.

Gli osservatori sottolineano come questa documentazione ONU rappresenti una conferma della natura illegale dello sfruttamento delle risorse naturali saharawi, in assenza del consenso del popolo legittimo proprietario, principio sancito dalle Nazioni Unite e ribadito dalle sentenze della Corte di Giustizia Europea (2021 e 2024), che hanno annullato gli accordi UE-Marocco in materia di pesca e agricoltura.

Emergenza umanitaria nei campi profughi:

Il rapporto evidenzia una situazione drammatica nei campi di rifugiati saharawi a Tindouf, dove oltre 170.000 persone dipendono dagli aiuti internazionali.

La diminuzione dell’assistenza ha colpito duramente alimentazione, istruzione, acqua e servizi igienici. I tassi di malnutrizione hanno raggiunto il 13%, mentre i ritardi nella crescita infantile superano il 30%.

Il Piano di risposta umanitaria 2024-2025 ha ottenuto alcuni risultati, ma resta un deficit di 103,9 milioni di dollari per il 2025. La sospensione delle misure di ricongiungimento familiare ha aggravato ulteriormente la sofferenza, prolungando la separazione di migliaia di famiglie.

La questione del diritto all’autodeterminazione:

Nella parte finale del documento, Guterres ribadisce che il Sahara Occidentale resta iscritto nell’agenda ONU come questione di decolonizzazione, e che il conflitto richiede “una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo saharawi” (paragrafi 28-29).

Il Segretario generale invita il Marocco e il Fronte Polisario a riprendere senza indugi il processo politico sotto l’egida ONU, guidato dal suo inviato personale Staffan de Mistura, mettendo in guardia dai rischi derivanti dall’attuale stallo e dall’intensificarsi degli scontri militari che minacciano la stabilità regionale.

Un richiamo alla comunità internazionale:

Concludendo, Guterres esorta la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità:

- garantire un monitoraggio indipendente dei diritti umani nei territori occupati

- sostenere finanziariamente i rifugiati saharawi;

- riaffermare il principio del diritto all’autodeterminazione come unica via per una pace giusta e duratura.

Questo rapporto, secondo osservatori internazionali, rappresenta un duro colpo ai tentativi del Marocco e dei suoi alleati di presentare il conflitto come una questione “interna” o regionale. Le Nazioni Unite confermano invece che la questione saharawi rimane un problema di decolonizzazione irrisolta, con il popolo saharawi al centro del processo decisionale sul futuro del territorio.

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