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Marocco e India rafforzano l’occupazione del Sahara Occidentale con una nuova fabbrica di veicoli blindati



Sahara occidentale, 17 luglio 2025 - Il Marocco continua ad avanzare nella militarizzazione del Sahara Occidentale, consolidando la propria occupazione illegale con il sostegno diretto dell’India. L’inaugurazione della prima fabbrica marocchina di veicoli blindati, realizzata in collaborazione con la società indiana Tata Advanced Systems, rappresenta un ulteriore passo verso l’espansione della macchina militare marocchina nei territori occupati.

La nuova struttura industriale, situata nella località di Ain Aouda, produrrà centinaia di mezzi corazzati WhAP 8x8, con almeno 150 unità già destinate alle Forze Armate Reali marocchine. Una mossa che conferma la volontà del regime di Rabat di mantenere, con la forza, il controllo su un territorio che secondo il diritto internazionale è ancora in attesa di decolonizzazione.

Un’occupazione militare mascherata da cooperazione industriale:

Questa nuova fabbrica si aggiunge a un piano ben strutturato di modernizzazione delle forze armate marocchine, che include anche la produzione locale di droni kamikaze, sistemi di sorveglianza e missili in collaborazione con aziende israeliane e turche. Il cuore di questa strategia resta il muro militare marocchino, una barriera lunga oltre 2.720 km che divide il Sahara Occidentale occupato dalle zone liberate sotto controllo del Fronte Polisario.

Tale infrastruttura militare è progettata per impedire ogni tentativo di riconquista da parte del popolo saharawi, costretto a vivere diviso tra i territori occupati, i campi profughi nel deserto algerino, le zone liberate e la diaspora internazionale.

L’India, un nuovo alleato dell’occupazione coloniale:

Con la collaborazione tecnica e strategica dell’India, il Marocco guadagna un nuovo partner chiave nella sua politica di espansione militare. L’ingresso di Nuova Delhi in questo contesto non è neutrale: rappresenta un sostegno diretto a un regime occupante, con l’obiettivo di rafforzare la propria influenza geopolitica in Africa e nell’area mediterranea.

L’India non è sola. Anche il Brasile ha recentemente venduto velivoli militari al Marocco, segnando una crescente complicità tra paesi emergenti e il subimperialismo marocchino, dove gli interessi economici e strategici prevalgono sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.

Un territorio occupato, non un conflitto:

Il Sahara Occidentale è occupato illegalmente dal Marocco dal 1975, anno in cui Rabat ha invaso l’ex colonia spagnola senza che vi fosse un processo di decolonizzazione. La Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), proclamata dal Fronte Polisario, continua a rivendicare il diritto all’autodeterminazione, sostenuta dal diritto internazionale e dall’Unione Africana, di cui è membro a pieno titolo.

Nel novembre 2020, la fragile tregua del 1991 è stata rotta unilateralmente dal Marocco con un attacco a manifestanti saharawi nella zona di Guerguerat, dando inizio a una nuova fase di conflitto armato aperto. Una realtà ignorata dai media e da gran parte della diplomazia internazionale, che continua a trattare la questione come un “conflitto congelato”, ignorando la natura coloniale dell’occupazione.

Complicità africana e silenzi internazionali:

Il Marocco ha messo in atto una strategia efficace di corruzione, ricatto economico e pressione diplomatica per ottenere il sostegno – o quantomeno il silenzio – di numerosi governi africani. Alcuni di questi, nonostante riconoscano la RASD all'interno dell’Unione Africana, hanno scelto di normalizzare i rapporti con Rabat a scapito della solidarietà continentale.

Questa dinamica mette in luce un paradosso inquietante: i popoli africani non traggono alcun beneficio da questa occupazione, mentre le élite al potere sacrificano i valori dell’indipendenza e della liberazione per interessi economici o geopolitici.

Militarizzazione e diplomazia egoistica:

L’apparato militare marocchino, ora potenziato dalla cooperazione con l’India, non risponde a esigenze di difesa nazionale, ma a una logica di repressione coloniale e di mantenimento forzato del controllo territoriale. Il Sahara Occidentale figura ancora oggi nella lista ONU dei “territori non autonomi” in attesa di decolonizzazione, e ogni investimento militare in questo contesto rappresenta una violazione diretta del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

Finché la comunità internazionale – e in particolare l’Unione Europea, l’ONU e i grandi attori del Sud globale – continuerà a chiudere gli occhi su questa realtà, l’alleanza tra militarismo marocchino e interessi stranieri non farà che approfondire l’ingiustizia.

La fabbrica di veicoli blindati inaugurata ad Ain Aouda è solo l’ultimo tassello di una occupazione armata e ben organizzata, che oggi può contare sul sostegno silenzioso o attivo di numerosi attori internazionali. Ma dietro ogni blindato prodotto, ogni drone lanciato, ogni muro costruito, resta una verità ineludibile: un popolo privato del proprio diritto fondamentale alla libertà e alla patria.

La causa saharawi è una questione di giustizia. E ogni complicità internazionale con l’occupante è un passo in più verso il tradimento dei principi universali di autodeterminazione e libertà.

Fonte: porunsaharalibre.org

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