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Zemla, 17 Giugno 1970: L’alba della resistenza Saharawi



Sahara occidentale, 17 giugno 2025 - 17 giugno 1970, nel quartiere di Zemla, a El Aaiun (capitale del Sahara Occidentale sotto il dominio coloniale spagnolo), migliaia di saharawi scesero in piazza per chiedere pacificamente la fine della colonizzazione e il riconoscimento del loro diritto all’autodeterminazione. Quella manifestazione storica, repressa brutalmente dalle forze della Legione spagnola, segnò uno spartiacque nella lunga lotta del popolo saharawi per la libertà.

Il movimento era guidato da Mohamed Sidi Brahim Basiri, fondatore dell’Harakat Tahrir, la prima organizzazione politica saharawi a reclamare l’indipendenza del territorio. Basiri, giornalista e intellettuale formatosi tra Il Cairo e Damasco, rappresentava la voce cosciente e pacifica di un popolo oppresso. Dopo essere stato arrestato nelle prime ore del 18 giugno, scomparve senza lasciare traccia: divenne così il primo saharawi desaparecido, simbolo della violenza coloniale e martire della causa nazionale.

La Rivolta di Zemla: repressione e memoria

Quella che sarebbe passata alla storia come l’Intifada di Zemla fu un atto di disobbedienza civile in contrapposizione alle celebrazioni ufficiali della "Giornata della Lealtà alla Spagna". I manifestanti volevano consegnare al governatore José María Pérez de Lema y Tejero una petizione in cui si chiedeva l'indipendenza e la fine delle discriminazioni.

Le autorità spagnole risposero con una repressione sanguinosa: la Legione straniera aprì il fuoco, uccidendo almeno dodici persone e ferendone molte altre. Centinaia furono arrestate, tra cui lo stesso Basiri. Dopo la sua scomparsa, la leadership saharawi decise che la lotta pacifica non bastava più.

Dal massacro alla resistenza armata:

Tre anni dopo, nel 1973, giovani come El Ouali Mustafa Sayed, sconvolti dai fatti di Zemla, fondarono il Fronte Polisario (Fronte di Liberazione di Saguia el Hamra e Río de Oro), scegliendo la via della resistenza armata contro l'occupazione — prima spagnola, poi marocchina, dopo l’invasione del 1975.

Come ricorda Salem Lebsir, testimone oculare di quella giornata e compagno di Basiri:

“Forse le autorità pensavano che, eliminando la guida, il Movimento si sarebbe dissolto. Ma si sbagliavano. Il sacrificio di Basiri fu la forza che ci spinse avanti. Giurammo di non fermarci finché il Sahara Occidentale non fosse libero.”

Continuità nella lotta: dal 1970 al 2005:

Il 17 giugno è diventato giorno di memoria e protesta. Nel 2005, nel 35º anniversario della rivolta, nuove manifestazioni saharawi furono organizzate a Laayoune per denunciare l’occupazione marocchina. Anche in quell’occasione, la repressione fu dura: la polizia marocchina disperso i manifestanti con la forza, picchiando e arrestando numerosi attivisti, tra cui figure storiche della resistenza saharawi come Aminatou Haidar, Hmad Hammad, Fatma Ayach e Lidri Elboucine.

Organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch denunciarono le violazioni dei diritti umani e la mancanza di un giusto processo per gli attivisti, definendoli “prigionieri di coscienza”.

Una ferita ancora aperta:

A più di cinque decenni dalla Rivolta di Zemla, la Spagna, potenza amministrativa de iure del Sahara Occidentale secondo il diritto internazionale, non ha ancora fatto luce sulla scomparsa di Basiri né ha riconosciuto la propria responsabilità nei crimini commessi il 17 giugno 1970.

Il popolo saharawi, in esilio nei campi profughi di Tindouf o sotto occupazione in patria, continua a commemorare quella data come simbolo della propria identità e resistenza. La loro richiesta rimane la stessa: fine dell’occupazione, rispetto del diritto internazionale e svolgimento del referendum di autodeterminazione, come stabilito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.


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