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Sahara Occidentale: L'appello di Aminatou Haidar per la fine del silenzio internazionale



Berlino, 9 giugno 2025 – Aminatou Haidar, figura di spicco e presidente dell'Organizzazione Saharawi contro l'Occupazione Marocchina (ISACOM), ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale, esortandola a rompere il persistente silenzio sulla repressione e le persecuzioni subite dal popolo Saharawi nei territori occupati del Sahara Occidentale. La sua richiesta è chiara: le sofferenze dei Saharawi "devono finalmente essere ascoltate dopo decenni di negligenza internazionale".


Un Grido dai Territori Occupati:

L'intervento di Haidar ha avuto luogo a Berlino, durante un simposio sui diritti umani al quale ha partecipato su invito della Lega Internazionale per i Diritti Umani e di altre organizzazioni solidali con la causa saharawi. Al centro del suo discorso vi è stata la situazione allarmante dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine, una realtà spesso ignorata.


La Repressione Quotidiana e la Giustizia Negata:

In un'intervista al quotidiano tedesco Junge Welt, Aminatou Haidar ha descritto la situazione nel Sahara Occidentale occupato come "soffocante". Ha denunciato come l'occupazione marocchina neghi sistematicamente la libertà di espressione, proibisca le proteste pacifiche e impedisca la creazione di associazioni. "Chi alza la voce subisce torture, incarcerazioni e repressione, e a volte anche le loro famiglie vengono prese di mira," ha sottolineato Haidar, evidenziando la brutalità del sistema.

La presidente dell'ISACOM ha inoltre criticato aspramente l'assenza di indipendenza della magistratura, che a suo dire "è orientata a favore dell'occupazione, emettendo spesso pene detentive dure e ingiuste contro i manifestanti". Attualmente, si contano 45 prigionieri politici saharawi, molti dei quali condannati a pene severissime, incluse sentenze a 20 anni o persino all'ergastolo. Tra questi, "gli organizzatori e i partecipanti al campo di protesta di Gdeim Izik" hanno ricevuto le punizioni più severe, simboleggiando la dura repressione contro ogni forma di dissenso.


Il "Blackout Mediatico" e l'Appello alla Solidarietà:

Haidar ha richiamato l'attenzione anche sul grave "blackout mediatico" che caratterizza gli eventi nei territori saharawi occupati. Osservatori internazionali, inclusi membri del Parlamento europeo, vengono regolarmente espulsi o gli viene impedito l'ingresso, impedendo al mondo di essere testimone diretto delle violazioni dei diritti umani.

Con un appello finale, l'attivista saharawi ha esortato partiti politici, sindacati e organizzazioni tedesche a mostrare una maggiore solidarietà con il popolo Saharawi, sperando che il loro supporto possa finalmente rompere il muro di indifferenza e innescare un cambiamento.

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