New York (Nazioni Unite), 13 giugno 2025 – Nel corso dei lavori del Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione (C-24), le voci di numerosi paesi africani e asiatici si sono levate con fermezza per chiedere il pieno rispetto del diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza per il popolo saharawi. L'incontro ha evidenziato una crescente preoccupazione per lo stallo nella risoluzione di quella che è stata definita l'ultima colonia rimasta in Africa.
La Posizione dei Paesi African:
Il rappresentante della Namibia ha aperto gli interventi sottolineando come il lavoro del Comitato Speciale sarebbe "incompleto" senza affrontare la situazione nel Sahara Occidentale. La Namibia ha espresso profonda preoccupazione per la mancanza di progressi nell'attuazione del piano di risoluzione delle Nazioni Unite, volto all'organizzazione di un referendum libero ed equo. Ha ribadito la solidarietà con il popolo saharawi nella sua lotta per libertà, indipendenza e dignità, esortando tutti gli Stati a rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dai principi dei diritti umani, riconoscendo il diritto inalienabile all'autodeterminazione.
Successivamente, il rappresentante del Sudafrica ha espresso particolare inquietudine per la difficile situazione della popolazione saharawi. Ha ricordato come la questione persista nonostante la Risoluzione 1514 (XV) dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il parere consultivo del 1975 della Corte Internazionale di Giustizia e le pertinenti decisioni dell'Unione Africana. Ha insistito affinché la questione del Sahara Occidentale rimanga all'ordine del giorno del Comitato speciale fino a quando il popolo saharawi non potrà esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione.
Anche il delegato dello Zimbabwe ha esortato il Comitato speciale a mantenere la sua posizione irremovibile: il Sahara Occidentale è una questione di decolonizzazione e il suo popolo ha il diritto di determinare il proprio futuro attraverso un referendum democratico, in linea con il Piano di Insediamento delle Nazioni Unite e le risoluzioni pertinenti dell'ONU e dell'Unione Africana.
Il Contributo dei Paesi Asiatici:
Il rappresentante di Timor Est ha riaffermato il suo fermo e radicato sostegno al diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e ribadito in numerose risoluzioni dell'Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza. Ha evidenziato come il Sahara Occidentale rimanga una delle questioni irrisolte più a lungo nell'agenda di decolonizzazione delle Nazioni Unite. Ha inoltre aggiunto che al popolo saharawi viene continuamente negata la possibilità di esercitare tale diritto a causa dell'occupazione in corso da parte del Marocco, che ostacola la strada verso un referendum di autodeterminazione.
Infine, il rappresentante dell'Iran ha posto l'accento sulla responsabilità delle Nazioni Unite nei confronti del popolo saharawi e dei suoi diritti inalienabili, come sancito nelle risoluzioni pertinenti. Ha invitato tutte le parti ad aderire ai principi e agli scopi della Carta delle Nazioni Unite e a lavorare per una soluzione politica giusta, duratura e globale che garantisca il diritto all'autodeterminazione.
La chiara convergenza di opinioni espressa da questi paesi sottolinea l'urgenza di affrontare la questione del Sahara Occidentale, riaffermando il principio fondamentale dell'autodeterminazione dei popoli come pilastro del diritto internazionale.