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Escalation nel Sahara Occidentale: l’esercito marocchino bombarda veicoli civili mauritani nei territori liberati



Sahara Occidentale, 21 giugno 2025 – Cresce la tensione nei territori liberati del Sahara Occidentale dopo l’annuncio di un nuovo attacco aereo dell’esercito di occupazione marocchino. Secondo quanto riportato dal quotidiano marocchino Hespress, tre veicoli appartenenti a cercatori d’oro mauritani sono stati colpiti da droni marocchini nelle aree desertiche al confine settentrionale con la Mauritania. L’attacco, documentato anche in un video diffuso da un giornalista locale, non avrebbe causato vittime, ma ha gravemente danneggiato i veicoli civili coinvolti.

Fino a questo momento, le autorità mauritane non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’episodio, che si inserisce in un preoccupante contesto di attacchi ripetuti contro civili disarmati saharawi e mauritani nelle zone al di fuori del controllo marocchino. Le autorità di Rabat, stavolta, hanno rivendicato l’azione tramite il quotidiano nazionale, in un raro riconoscimento delle operazioni militari in quelle aree.

Negli ultimi anni, sono stati segnalati numerosi attacchi condotti con droni nei territori liberati e nelle zone cuscinetto, spesso indirizzati contro cercatori d’oro, pastori o commercianti civili. Secondo il Rapporto SMACO (Ufficio saharawi di coordinamento per l’azione contro le mine), tra il 2021 e il 2024 si sono verificati 92 attacchi documentati con droni, con un bilancio tragico: quasi 300 vittime civili, tra cui circa 100 morti, per la maggior parte saharawi.

Il rapporto evidenzia l’utilizzo da parte dell’esercito marocchino di droni di fabbricazione israeliana, turca e di altri paesi, impiegati non solo in operazioni militari ma anche contro obiettivi civili. Sono stati distrutti 89 veicoli, uccisi centinaia di capi di bestiame e devastate le infrastrutture essenziali per la sopravvivenza di famiglie beduine e rurali, molte delle quali costrette alla fuga per timore di nuovi attacchi. Si stima che tra 30.000 e 40.000 persone siano state sfollate a causa della crescente insicurezza.

I danni umani e materiali non si limitano solo alle vittime dirette: la mancanza di strutture sanitarie nei luoghi colpiti rende difficile, se non impossibile, prestare soccorso ai feriti, che spesso muoiono per mancanza di cure.

Il Collettivo dei Difensori Saharawi dei Diritti Umani (CODESA) ha condannato ripetutamente questi attacchi, definendoli crimini di guerra e crimini contro l’umanità, chiedendo alla comunità internazionale – in particolare a Nazioni Unite, Unione Africana e Croce Rossa – di intervenire urgentemente per proteggere i civili e porre fine all’uso indiscriminato di droni armati da parte del Marocco.

In una delle denunce più recenti, CODESA ha riportato il bombardamento del 16 maggio 2025, in cui due cittadini mauritani sono stati uccisi da un drone nella zona di Karzarz, ad est del muro di separazione marocchino. I loro corpi, ritrovati carbonizzati, sono stati trasportati a Zouerat, a 200 km di distanza.

Anche il noto analista politico mauritano Ismail Yaqoub Sheikh Sidiya ha condannato pubblicamente l’attacco, definendolo un crimine codardo. Ha sottolineato che le vittime erano civili in cerca d’oro e che la Mauritania non riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. “È ora – ha dichiarato – che la comunità internazionale dissuada questi atti criminali e imponga sanzioni”.

In un nuovo attacco avvenuto oggi nella zona di Akzerzer, all’interno dei territori liberati del Sahara Occidentale, un drone israeliano operato dall’esercito marocchino ha bombardato un’auto civile nei pressi della città di Mijek. Anche in questo caso non si segnalano vittime, ma l’auto è stata completamente distrutta.

La sistematicità e la gravità degli attacchi hanno suscitato allarme crescente tra la popolazione saharawi e mauritana. Le Convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale umanitario vietano esplicitamente gli attacchi contro civili disarmati, rendendo questi episodi gravi violazioni dei diritti umani.

Organizzazioni locali e internazionali chiedono con urgenza:

- La cessazione immediata degli attacchi contro civili;

- L’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente;

- L’attivazione di meccanismi di monitoraggio nella zona;

- L’invio di aiuti umanitari alle popolazioni colpite;

- Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi in conformità con la Carta delle Nazioni Unite.

Finché queste richieste rimarranno inascoltate, il rischio di un'escalation irreversibile nel Sahara Occidentale continuerà ad aumentare, con gravi conseguenze per la stabilità regionale e la protezione dei diritti umani fondamentali.

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