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Sahara Occidentale: Amnesty denuncia repressione sistematica e impunità sotto l’occupazione marocchina


Sahara occidentale, 3 maggio 2025Nel suo rapporto annuale 2024/2025, pubblicato alla fine di aprile, Amnesty International ha denunciato il persistere di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle autorità marocchine nel Sahara Occidentale occupato, evidenziando una politica sistematica di repressione, sorveglianza e silenziamento delle voci saharawi che reclamano il diritto all’autodeterminazione.

L’organizzazione internazionale ha documentato severe restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, in un contesto di repressione costante contro attivisti, difensori dei diritti umani e civili saharawi.

Tra i casi più emblematici segnalati nel rapporto:

Nel gennaio 2024, una manifestazione pacifica organizzata da attivisti saharawi nella città di El Aaiún è stata violentemente dispersa dalle forze di sicurezza marocchine, causando numerosi feriti. Amnesty ha qualificato l’intervento come una chiara violazione del diritto alla protesta pacifica.

- Nei mesi di gennaio e febbraio, due cittadini mauritani e quattro cittadini maliani sono rimasti uccisi in attacchi aerei con droni, condotti presumibilmente dalle autorità marocchine nella regione. Secondo il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Sahrawi (CODESA), Rabat ha giustificato le operazioni come parte della lotta al contrabbando e all’estrazione illegale di oro. Tuttavia, nessuna indagine indipendente era stata avviata al termine dell’anno.

Nel febbraio 2024, le autorità hanno impedito a CODESA di tenere una conferenza stampa presso l’abitazione del presidente del collettivo, Ali Salem Tamek, a El Aaiún. Il tentativo di impedire la diffusione di informazioni sulle violazioni dei diritti umani è stato interpretato come un atto deliberato di censura e intimidazione.

- Un ulteriore episodio grave si è verificato nell’aprile 2024, quando le autorità marocchine hanno effettuato demolizioni forzate delle abitazioni di 12 famiglie saharawi in un villaggio a nord di Smara. L’operazione è avvenuta senza preavviso né alternative abitative, configurando uno sgombero forzato contrario agli standard internazionali.

Ad agosto, tredici membri di CODESA di ritorno da una conferenza internazionale in Turchia sono stati sottoposti a perquisizioni arbitrarie presso gli aeroporti di El Aaiún e Dakhla. La polizia ha sequestrato i loro documenti e oggetti personali senza alcuna giustificazione legale.

Amnesty International conclude il rapporto sottolineando che tali episodi non sono isolati, ma fanno parte di una politica strutturata e sistematica di repressione nel Sahara Occidentale, caratterizzata da impunità generalizzata per le forze di sicurezza e da un costante soffocamento delle libertà fondamentali.

Il dossier rappresenta l’ennesima denuncia da parte della comunità internazionale sulle gravi violazioni in corso nei territori occupati, mentre il popolo saharawi continua a rivendicare pacificamente il proprio diritto all’autodeterminazione, in una delle ultime questioni coloniali ancora irrisolte in Africa.

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