Durante l’assemblea, svoltasi nei giorni 10 e 11 maggio, sono stati approvati il bilancio consuntivo 2024 e rinnovati gli organi direttivi dell’associazione. Nadia Conti è stata eletta nuova Presidente, affiancata da Valentina Roversi nel ruolo di Vicepresidente. Il nuovo assetto si completa con Francesca De Padova (Segretaria) e Francesca Doria (Tesoriere), insieme ai consiglieri Licia Testa, Stefania Gasperini, Caterina Lusuardi, Giacomo Mari, Giancarlo Veneri, Giulia Olmi e Claudio Cantù.
Focus sui prigionieri politici: solidarietà e denuncia
L'assemblea ha dedicato un’ampia sessione alla drammatica situazione dei prigionieri politici saharawi, denunciando le continue violazioni dei diritti umani nei confronti degli attivisti detenuti, in particolare del gruppo Gdeim Izik, incarcerati in condizioni durissime e privati di contatti esterni, inclusi familiari, avvocati e osservatori internazionali.
Il Gruppo di Lavoro “Ora Liberi”, insieme ai “Custodi dei Prigionieri Politici”, ha presentato un appello indirizzato al Comitato di Selezione del Premio Nelson Mandela, manifestando profonda preoccupazione per la possibile assegnazione del premio 2025 ad Amina Bouayach, Presidente del Consiglio Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) del Marocco.
Nel documento, firmato dalla coordinatrice Francesca Doria, si contesta duramente l'operato della Bouayach, accusata di non aver mai difeso i diritti del popolo saharawi né condannato le gravi torture e detenzioni arbitrarie nei confronti dei prigionieri politici. Si ricorda inoltre che la CNDH ha spesso convalidato, attraverso dichiarazioni ufficiali, procedimenti giudiziari considerati iniqui da numerosi osservatori internazionali.
Riferimenti giuridici e storici: l’illegalità dell’occupazione
La Rete Saharawi ha ribadito che il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione, come sancito dalla Risoluzione 1514 (XV) dell’ONU del 1960. È stato inoltre sottolineato come né il CNDH né la Bouayach abbiano mai riconosciuto il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1975, che ha escluso ogni sovranità marocchina sul territorio.
Il documento richiama anche le recenti sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (2024), che dichiarano illegittimo lo sfruttamento delle risorse saharawi da parte del Marocco, in assenza del consenso esplicito del popolo saharawi.
Infine, l’appello si conclude con un richiamo ai valori di Nelson Mandela, figura storica di riferimento per chi si batte contro ogni forma di oppressione. «Attribuire un premio che porta il suo nome a chi ha ignorato e oscurato i diritti dei prigionieri politici – si legge – sarebbe un atto che ne tradirebbe l’eredità morale».
Una rete viva e determinata:
La due giorni di Agropoli ha rinnovato l’unità e la determinazione del movimento solidale italiano verso nuovi obiettivi per il 2025: continuare la pressione sulle istituzioni europee, promuovere campagne di informazione e sostenere la marcia internazionale per i diritti del popolo saharawi, che partirà dalla Francia e attraverserà la Spagna per raggiungere il Marocco.
La Rete Saharawi, forte del contributo di oltre 70 associazioni diffuse in tutta Italia, si conferma un punto di riferimento nella mobilitazione civile a sostegno del popolo saharawi, della sua autodeterminazione e della liberazione dei suoi prigionieri politici.




