Sahara occidentale, 16 gennaio 2026 - All’inizio di un nuovo anno segnato da profonde trasformazioni geopolitiche e da una crescente competizione per il controllo delle risorse in Africa, la questione del Sahara Occidentale entra nel 2026 come uno dei dossier più sensibili e instabili della regione. Secondo analisti politici e specialisti di sicurezza, la politica estera della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) è chiamata a riorientare le proprie priorità e ad adottare aggiustamenti strategici inevitabili per affrontare una fase particolarmente complessa del conflitto.
In questo contesto, il Marocco, in quanto potenza occupante del Sahara Occidentale, non agisce in modo meramente reattivo, ma all’interno di una strategia articolata e di lungo periodo, sostenuta da potenze internazionali interessate a consolidare nuovi equilibri geopolitici nella regione. Le posizioni assunte da attori come Stati Uniti, Francia e Israele hanno un impatto diretto sull’evoluzione del conflitto, ponendo l’occupazione del territorio saharawi al centro delle dinamiche diplomatiche regionali e internazionali, con rilevanti conseguenze sulla sicurezza e sulla stabilità del Nord Africa.
Secondo gli esperti di relazioni internazionali e sicurezza strategica, nel 2026 il Fronte Polisario punterà su una diplomazia multilivello, fondata su una combinazione di realismo geopolitico e pragmatismo politico. L’obiettivo è quello di costruire alleanze solide e durature, che vadano oltre il tradizionale sostegno politico e si traducano in relazioni reciprocamente vantaggiose, capaci di garantire un appoggio internazionale più stabile al diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Parallelamente, la RASD intende rafforzare i legami con i Paesi africani ed europei, consolidare la propria presenza nei forum multilaterali e mantenere un delicato equilibrio diplomatico in America Latina e in Africa, regioni in cui il riconoscimento e la solidarietà storica verso la causa saharawi continuano a svolgere un ruolo significativo. Questa azione diplomatica mira a rafforzare l’autonomia strategica del movimento saharawi e a migliorare la sua capacità di posizionamento in un contesto globale caratterizzato da crescenti pressioni politiche ed economiche.
Guardando al 2026, gli analisti concordano sul fatto che il Fronte Polisario si trovi di fronte a un anno decisivo, nel quale sarà chiamato a coniugare iniziativa diplomatica, legittimità giuridica e resilienza politica. L’obiettivo resta quello di mantenere viva la richiesta di porre fine all’occupazione e di giungere all’organizzazione di un referendum di autodeterminazione sotto l’egida delle Nazioni Unite, consentendo al popolo saharawi di decidere liberamente il proprio futuro come territorio non autonomo.
L’intensificazione delle pressioni marocchine:
Negli ultimi mesi, il Marocco ha intensificato le proprie azioni contro il Fronte Polisario su più livelli — militare, di sicurezza, diplomatico ed economico — con l’intento di consolidare il controllo sul Sahara Occidentale e di indebolire la legittimità internazionale della lotta saharawi. Secondo diversi osservatori, queste pressioni esterne rischiano di tradursi in un aumento delle tensioni interne e dei fattori di instabilità nei campi profughi saharawi.
Sul piano militare e della sicurezza, Rabat ha rafforzato la sorveglianza attraverso l’uso di droni, tecnologie avanzate di osservazione e l’ampliamento del muro difensivo, con l’obiettivo di limitare i movimenti dell’Esercito Popolare di Liberazione Saharawi e di impedire l’estensione del conflitto verso aree strategiche del cosiddetto “triangolo utile”. Parallelamente, si registra un’intensificazione delle attività di pressione indiretta, attraverso il reclutamento di presunti agenti, l’utilizzo di media e influencer, nonché l’azione contro le organizzazioni saharawi attive all’estero.
Rilevante è anche la pressione esercitata sulla Mauritania, che, pur mantenendo ufficialmente una posizione equilibrata, tende progressivamente ad avvicinarsi alle posizioni marocchine, cercando al contempo di non compromettere i rapporti con l’Algeria e con i saharawi.
Sul fronte diplomatico, il Marocco continua a promuovere il riconoscimento internazionale della propria proposta di autonomia sotto sovranità marocchina, con l’obiettivo di isolare il Fronte Polisario e ridurre il sostegno politico e finanziario dei suoi alleati, in particolare in Africa e in America Latina. In questo quadro si inseriscono anche i tentativi di associare il Polisario a reti terroristiche o all’Iran, una narrativa che Rabat cerca di rafforzare soprattutto nei rapporti con l’amministrazione statunitense.
Dal punto di vista economico e amministrativo, il Marocco mira ad approfondire il controllo sulle risorse naturali e sulle infrastrutture del Sahara Occidentale, promuovendo investimenti, esportazioni agricole e ittiche e processi di integrazione economica del territorio occupato, sebbene con risultati che, secondo gli analisti, restano ancora limitati e fortemente contestati sul piano giuridico internazionale.
Le conseguenze nei campi profughi saharawi:
Un alto responsabile della sicurezza saharawi ha avvertito che ogni escalation esterna produce inevitabili ripercussioni interne. Tra i principali rischi figurano il deterioramento della situazione umanitaria e la crescente scarsità di risorse, la possibile frammentazione politica interna e l’emergere di gruppi alternativi che potrebbero indebolire la legittimità del Fronte Polisario, nonché l’espansione delle reti di contrabbando e dell’economia sommersa, potenzialmente in grado di alimentare instabilità sociale.
Secondo le stime, permangono inoltre rischi elevati di un’escalation militare prolungata, di un ulteriore aggravamento della crisi umanitaria a causa della riduzione degli aiuti internazionali, di divisioni interne al movimento saharawi e di possibili minacce alla sicurezza nelle aree circostanti i campi profughi.
Scenari per la diplomazia saharawi:
Per la diplomazia saharawi, il 2026 si apre con due possibili scenari. Da un lato, un miglioramento delle relazioni tra la Spagna e i principali attori internazionali potrebbe indebolire la narrativa marocchina, aumentare la consapevolezza sulla condizione dei rifugiati saharawi e rilanciare iniziative umanitarie e negoziali sotto l’egida delle Nazioni Unite. Dall’altro, un’ulteriore militarizzazione marocchina e il sostegno di alleati chiave a Rabat potrebbero intensificare il conflitto armato, riducendo gli spazi di dialogo e aggravando la crisi sociale ed economica sia nei territori occupati sia nella regione.
Il conflitto del Sahara Occidentale non si configura più come unicamente militare, ma come una complessa rete di pressioni diplomatiche, economiche e di sicurezza, le cui conseguenze interne ricadono in modo diretto e pesante sui campi profughi saharawi. La sua risoluzione dipenderà dalla capacità delle parti e della comunità internazionale di gestire queste tensioni e di giungere a una soluzione politica globale che garantisca pienamente i diritti inalienabili del popolo saharawi sul proprio territorio.
@ECSAHARAUI
